manifestazione per giulio regeni

Caso Regeni e rapporti con l’Egitto, questi sarebbero alcuni dei punti trattati in un vertice che si è tenuto a Palazzo Chigi nella mattinata di mercoledì 16 dicembre. L’incontro è avvenuto tra il Presidente del Consiglio Conte, il ministro degli esteri Di Maio, il ministro del’interno Lamorgese e quello della Difesa Guerini.

Omicidio Regeni: vertice a palazzo Chigi

A riferire dell’incontro è l’AdnKronos che ha riportato alcune parole che il ministro degli Esteri Di Maio avrebbe pronunciato in merito ai verbali delle indagini della magistratura, sulla terribile morte del ricercatore italiano: “Agghiacciante”, questo quanto detto dal ministro.

Durante la riunione, i membri del governo hanno parlato dei rapporti con l’Egitto e del ruolo che l’Italia e l’Europa rivestono in questa vicenda.

L’ipotesi di un intervento europeo

Durante l’incontro dunque, Di Maio avrebbe auspicato all’unità del governo in questa vicenda e non solo. Avrebbe richiesto di attivare ogni possible canale internazionale, quindi coinvolgere l’Unione Europa per farsi si che l’Egitto consenta l’elezione di domicilio (ovvero l’atto unilaterale con il quale una persona sceglie un domicilio per un atto/affare. Quindi la possibile di trasferire gli imputati in Italia).

Il ministro avrebbe poi ribadito l’importanza del ruolo dell’UE in campo di diritti umani: “L’Italia è un Paese fondatore dell’Ue e sul tema dei diritti umani non è concesso fare passi indietro” si legge su Adn. “È opportuno che ad esprimersi chiaramente su questo tema siano anche i nostri partner europei attraverso azione mirata”.

Chiederemo a tutti gli Stati membri di prendere una posizione sulla verità per Giulio. Una verità che sarà accertata dal processo ma che richiederà collaborazione tra entrambe le parti“.

Di Maio al lavoro su più fronti

In una diretta Facebook il ministro ha ribadito che è al lavoro sul caso dei pescatori detenuti in Libia, su quello di Chico Forti e su Patrick Zaki che “Si è un cittadino egiziano ma ha studiato in Italia.

(…) Non si deve scambiare il silenzio e il lavoro silenzioso per inattività. Perché questo è un lavoro di mediazione che ci vede attivi con un silenzio consono a questo genere di azioni e di iniziative diplomatiche”.

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