Polizia Scientifica

Sono diventate 4 le valigie ritrovate vicino al carcere di Sollicciano, a Firenze, e contenenti i resti di un uomo e una donna che potrebbero essere presto identificati come due coniugi di origine albanese scomparsi nel 2015 da Firenze.

Mentre la figlia della coppia, che risiede a Castelfiorentino, è stata sentita dagli inquirenti, si attende con ansia il risultato del Dna, che potrebbe confermare l’identità dei corpi. Si tratta di un caso che solleva più di un interrogativo: i due corpi sembrano appartenere a persone morte non più di un anno fa circa, e se fossero dunque della coppia di coniugi albanese occorrerebbe capire cosa è successo tra il momento della scomparsa ed il momento della morte.

Di chi potrebbero essere i corpi

Sarebbero stati alcuni dettagli fisici ed un tatuaggio, trovato sulle membra del cadavere maschile, a portare gli inquirenti a ipotizzare che quei cadaveri possano essere di Shpetim Pasho (54 anni) e sua moglie Teuta, arrivati nel novembre 2015 in Italia per fare visita a dei parenti e per andare a trovare il figlio, a quel tempo detenuto nel carcere di Solliciano, proprio dove sarebbero state gettate le valigie con i resti dei corpi.

Non sembra avere logica, però, l’ipotesi che le valigie davanti al carcere potessero essere un messaggio o una vendetta nei confronti del giovane figlio: l’uomo non solo non è nel carcere, ma non è neanche agli arresti domiciliari come dovrebbe, in quanto risulta latitante da anni.

La coppia possedeva 40mila euro: spariti

Si indaga invece sulla rete familiare: le figlie Victoria e Dorina e lo zio Dritan. Tra i misteri sollevati dal ritrovamento c’è anche la scomparsa di 40mila euro che la coppia di coniugi possedeva (a quanto pare erano il risarcimento per un incidente stradale in cui l’uomo era stato coinvolto) e che sembrano scomparsi nel nulla.

Parla la figlia dei coniugi scomparsi

Quando madre e padre erano scomparsi, Dorina Pasho aveva chiesto l’aiuto di Chi l’ha visto?. Attraverso la trasmissione aveva lanciato un appello: era il 2016 ed i genitori erano scomparsi da 3 mesi. A distanza di anni, La Nazione l’ha raggiunta in questo momento così delicato in cui la donna, conosciuta cittadina di Castelfiorentino, si ritrova ad avere -forse- delle risposte.

“Mi è stato spiegato che c’è da attendere l’esito dell’autopsia, c’è da fare il dna”, ha dichiarato: sa che se i risultati confermano il peggio, verrà chiamata dalle autorità.

Ovviamente, teme il peggio: “Il timore che siano loro c’è. Loro sono scomparsi lì, proprio in quella zona, fra Scandicci e Firenze, dove avevano preso in affitto una casa”. Per lei potrebbe essere l’inizio di un incubo, e al contempo la fine di un altro: da anni vive “come una figlia che non sa niente dei propri genitori. Che va a letto la sera e, ogni notte, ha una sola domanda in testa, che non la fa dormire: dove sono?”.

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