volante dei carabinieri

Non si arresta lo strascico di interrogativi dietro il ritrovamento delle 3 valigie contenenti resti umani saponificati, in un’area di campagna vicino al carcere fiorentino di Sollicciano. Nel giallo spunta una macabra ipotesi dall’autopsia: i corpi potrebbero essere stati fatti a pezzi con una motosega. È la novità che emerge dopo la pista sull’identità delle vittime: si indaga su una coppia di coniugi scomparsa nel 2015.

Corpi in valigia: l’ipotesi dopo l’autopsia

I resti, di un uomo e una donna ufficialmente ancora senza identità certa, mostrerebbero evidenze precise sulla brutalità di un duplice omicidio.

Mentre si farebbe strada l’ipotesi di una quarta valigia da trovare, emergono dettagli inquietanti a margine dell’esame autoptico.

I corpi, fatti a pezzi forse con una motosega, sarebbero stati poi “divisi” in diverse valigie dopo essere stati avvolti con del cellophane e del nastro adesivo.

Dall’autopsia sarebbe emerso anche altro, rivela La Nazione: secondo i primi esiti, la donna sarebbe stata picchiata selvaggiamente prima di essere uccisa. Diversi, secondo le indiscrezioni, i colpi evidenziati a carico del volto e della testa, oltre alla frattura dell’osso ioide e di alcune costole.

L’uomo, invece, sarebbe stato ucciso con una coltellata alla gola.

La pista sulla coppia scomparsa

Dal 10 dicembre scorso, giorno del ritrovamento della prima valigia contenente resti umani saponificati vicino al carcere di Sollicciano, nelle campagne di Firenze, gli inquirenti lavorano senza sosta alla soluzione di un giallo che si è nutrito di nuovi elementi inquietanti.

Poche ore dopo, il ritrovamento di un’altra valigia e poi di una terza, con altri resti all’interno, ha restituito alle cronache i contorni di un orrore ancora più vasto che ora, tassello dopo tassello, potrebbe ricomporsi in favore di una delle piste al vaglio dei carabinieri.

Si tratta di quella secondo cui i corpi potrebbero appartenere a una coppia di coniugi scomparsa misteriosamente nel 2015 a Scandicci. Una coppia di albanesi, Shpetim e Teuta Pasho (54 e 52 anni) di cui la trasmissione Chi l’ha visto? si occupò a suo tempo raccogliendo l’appello della figlia.

Erano venuti in Italia dall’Albania per vedere il figlio che si trovava in carcere, esattamente quello di Sollicciano“, riferisce la redazione della trasmissione di Federica Sciarelli dopo la scoperta dei cadaveri, e ora si scaverebbe proprio in questa direzione.

Le parole della figlia

Raggiunta dai microfoni del quotidiano La Nazione, la figlia della coppia scomparsa 5 anni fa avrebbe dato una timida conferma sull’ipotesi che il tatuaggio su uno dei corpi possa permettere di identificare uno dei genitori.

Sono stata contattata dai carabinieri, ma dobbiamo aspettare le indagini. Un tatuaggio? Sì, forse mio padre ne aveva uno, con l’anno in cui aveva fatto il militare“.