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Evolve velocemente l’indagine riguardante i due morti trovati a pezzi in alcune valigie, a Solliciano in provincia di Firenze. Dai primi rilievi sarebbe stata scoperta l’identità della coppia: Shpetim Pasho e la moglie Teuta, entrambi albanesi e scomparsi nel 2015. Per chiarire la loro vicenda, è diventato prioritario rintracciare il figlio, di cui però si erano perse le tracce. Fino ad ora: l’uomo è stato trovato in una prigione in Svizzera.

Firenze, il figlio della coppia era in carcere

Sono quattro in tutto le valigie trovate nel campo vicino alla superstrada di Solliciano.

Man mano che si sono sommati questi macabri ritrovamenti, però, il caso ha potuto prendere una svolta decisa. La terza valigia ha rivelato una seconda vittima, una donna; da un tatuaggio sull’avambraccio dell’uomo è stato possibile risalire alle origini albanesi; dall’impronta di un dito della quarta valigia, una prima conferma dell’identità. I corpi nei campi dovrebbero essere della coppia albanese scomparsa nel 2015: a certificarlo sarà il DNA.

Una volta chiuso il cerchio attorno al chi, si è iniziato a indagare sulle cause della morte e a ricostruire il mistero.

Per questo, si è subito cercato i familiari dei Pashto. Il figlio però sarebbe risultato latitante dopo essere fuggito mentre si trovava agli arresti domiciliari. Stando a quanto riportano le fonti locali, una segnalazione degli inquirenti all’Interpol ha permesso di rintracciare il 33enne Taulant Pasho: sarebbe nel carcere del cantone di Aargau, in Svizzera per furto con scasso e violazione di domicilio.

La coppia è sparita il giorno del suo rilascio

La figura del figlio è ritenuta centrale per le indagini. I sospetti attorno a lui al momento sono vari, ma alcuni elementi fanno sorgere numerosi sospetti.

Su tutti, il fatto che il giorno in cui Taulant Pasho è uscito dal carcere, coincide con quello in cui sono spariti i genitori da Scandicci. Potrebbe trattarsi di una coincidenza, ma gli inquirenti stanno vagliando possibili collegamenti: il figlio, in carcere per droga, potrebbe essere coinvolto nella sparizione?

Se non direttamente forse per via di presunti debiti dovuti a traffici di droga. I genitori, in questo senso, potrebbero esserci andati di mezzo: a farlo sospettare sono anche i segni di percosse individuati sul corpo della donna.

Gli odori dall’appartamento del figlio

Per il figlio, che in Italia deve ancora scontare una pena a quasi 4 anni di carcere, è scattata la richiesta di carcerazione definitiva. A complicare la sua situazione, anche i sospetti attorno alla casa in cui viveva con la fidanzata, a Scandicci. I vicini, riporta La Nazione, avrebbero infatti denunciato nel 2016 alcuni odori molesti dall’abitazione: tuttavia, i controlli avrebbero chiarito che si sarebbe trattato “solo” di una pessima igiene degli animali in casa.

Ad escludere che quell’odore potesse essere effettivamente dei corpi dei genitori (dei quali bisognerà verificare lo stato di conservazione e quindi la data di morte) sono i Carabinieri stessi, che nel 2016 hanno perquisito la casa e trovato 6 chili di marijuana in garage, ma nessun cadavere.

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