mani di donna afferrate da delle mani di uomo

Il Presidente del Pakistan Arif Alvi ha approvato un decreto anti-stupro che prevede l’esito del processo entro un arco temporale limitato e istituisce un registro dei molestatori sessuali, il tutto nella tutela dell’anonimato della vittima. Fortissimo inasprimento delle pene, dall’impiccagione pubblica alla castrazione chimica.

Il Pakistan contro gli abusi sessuali

Il Pakistan dice no alla violenza e lo fa rafforzando le punizioni ai carnefici e tutelando l’identità delle vittime: questa la risposta del governo pakistano ai numerosi casi di violenza sessuale registrati nel Paese che hanno visto il coinvolgimento di minori, come recentemente avvenuto a Milano.

L’ordinanza, siglata il 15 dicembre e attualmente in attesa di essere ratificata dal Parlamento, prevede l’istituzione di tribunali speciali che si occuperanno di seguire i passaggi procedurali nel giro di 4 mesi. Inoltre, le cellule anti-stupro saranno incaricate di eseguire accertamenti medici entro 6 ore dalla presentazione della denuncia.

Nonostante il testo del decreto non sia ancora stato divulgato, il Ministero della Giustizia ha fatto presente che le pene per gli stupratori recidivi saranno ancora più aspre, dalla castrazione chimica alla pena di morte.

Le reazioni alla legge anti-stupro

Una prima perplessità è stata sollevata da Rimmel Mohydin di Amnesty International: “Le castrazioni chimiche forzate violerebbero gli obblighi internazionali e costituzionali del Pakistan di vietare la tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti – secondo quanto riportato sul sito di Amnesty – Punizioni come questa non serviranno a riparare un sistema di giustizia penale imperfetto“.



All’opinione dell’attivista si aggiunge il pensiero di Fauzia Viqar, esperta di diritti delle donne, che su Twitter ha espresso il suo parere sul governo pakistano: “Con un tasso di condanne così basso pari al 3-4%, non stai inviando un buon messaggio“.

Post su Twitter dell'esperta pakistana Fauzia Viqar
Il commento di Fauzia Viqar su Twitter

Secondo quanto annunciato dalle autorità sui profili istituzionali il decreto legge rappresenta un modo per accelerare i processi a tutela di donne e bambini, un grido di aiuto che i pakistani hanno innalzato dalle piazze, dove donne e uomini si sono riuniti per dar voce anche a chi voce non ne ha più.