lisa montgomery

Quella del 12 gennaio 2021 sarà, a suo modo, una data storica. Per la prima volta in quasi 70 anni gli Stati Uniti giustizieranno una donna, l’unica, al momento, presente nel braccio della morte di una prigione federale. Lisa Montgomery, ora 53enne, era stata condannata nel 2007 per aver ucciso una ragazza incinta e averle portato via il bambino, estraendolo dalla pancia con un coltello da cucina. Questa storia raccapricciante ritorna al centro dell’attenzione proprio nei giorni che segnano il passaggio fra l’amministrazione Trump e quella Biden, in cui il dibattito sulla pena di morte è più attuale che mai.

Il rinvio dell’esecuzione di Lisa Montgomery

L’esecuzione di Lisa Montgomery era originariamente in programma per l’8 dello scorso dicembre, ma era stata sospesa perché due dei suoi avvocati si erano ammalati di Coronavirus, proprio mentre stavano pianificando di chiedere clemenza per lei. La data fissata successivamente è stata quella del 12 gennaio, cioè pochi giorni prima dell’insediamento di Joe Biden come nuovo presidente degli Stati Uniti. Il dettaglio non è di poco conto, perché Biden si è detto favorevole ad abolire la pena di morte a livello federale.

Anche se non è ancora chiaro come e quando tutto ciò potrebbe avvenire, per Lisa Montgomery un ulteriore rinvio di pochi giorni potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte.

Pena di morte, le polemiche sul caso

La questione ha sollevato le perplessità delle associazioni che lottano a favore dei diritti umani. In questo caso non si discute la colpevolezza di Lisa Montgomery, quanto l’opportunità della pena capitale di per se stessa, soprattutto considerando il passato di abusi a cui la donna era stata sottoposta.

Gli standard internazionali sono chiari – hanno dichiarato in un comunicato gli esperti dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani – la pena di morte è sempre arbitraria e illegale quando il tribunale ignora o non tiene in considerazione fatti essenziali che possono aver influenzato in modo significativo le motivazioni, la situazione e la condotta di un imputato”.

Lisa Montgomery, la sua morte sarebbe una questione politica

Dall’altro lato la questione sembrerebbe essere di natura prettamente politica: nel 2020 negli USA sono state 10 le esecuzioni portate avanti direttamente a livello di governo federale.

Si tratta della cifra più alta dal 1896, attribuibile alla ripresa di questo tipo di iniziativa dopo circa 17 anni di moratoria. L’amministrazione Trump, infatti, aveva deciso nel 2019 la ripresa delle esecuzioni federali, che di fatto si sono verificate durante gli ultimi mesi del suo mandato, fino a prolungarsi nel periodo di transizione con l’amministrazione Biden. Da parte delle associazioni impegnate per l’abolizione della pena di morte, questa viene vista come un’anomalia e una modalità quanto meno inopportuna di gestire un tema così delicato.

Gli appelli per la grazia alla Montgomery

Gli avvocati di Lisa Montgomery chiedono che, nell’attuale situazione politica, la loro assistita non finisca per diventare un capro espiatorio e chiedono al presidente Trump, seppur in carica ancora per pochi giorni, di esercitare il proprio potere di grazia: “Data la gravità della malattia mentale della signora Montgomery – aveva dichiarato alla CNN l’avvocato Sandra Babcock – gli abusi sessuali e fisici che ha subito per tutta la vita e il collegamento tra il suo trauma e il crimine da lei compiuto, ci appelliamo al presidente Trump affinché conceda la grazia e commuti la pena in ergastolo”.

Approfondisci

Pena di morte per una donna: ha aperto la pancia a una donna incinta per prenderle il bambino

Trump ripristina la pena di morte: già 5 iniezioni letali programmate

Stati Uniti: il Colorado firma la legge che abolisce la pena di morte