lisa montgomery

Pena di morte sospesa per Lisa Montgomery, condannata per l’omicidio di una donna incinta a cui aveva strappato il bambino dal grembo facendolo passare come suo. È la notizia che si fa strada tra le cronache americane dopo la decisione del giudice sul caso della 52enne, la cui esecuzione via iniezione letale era prevista nella giornata di oggi, 12 gennaio, all’interno di un penitenziario dell’Indiana in cui è detenuta dal 2007. Una svolta che arriva nella settimana che precede l’insediamento ufficiale del neoeletto Presidente Usa Joe Biden, contrario alla pena capitale.

Lisa Montgomery: esecuzione sospesa in Indiana

Nessuna iniezione letale per Lisa Montgomery – come invece previsto dal dispositivo di condanna a morte a suo carico, slittato dall’8 dicembre 2020 al 12 gennaio 2021 – per decisione del giudice Patrick Hanlon, della Corte distrettuale statunitense dell’Indiana.

Lo rivela l’Associated Press, che cita il quotidiano locale Topeka Capital-Journal secondo cui la svolta sulla condanna a morte sarebbe intervenuta nelle 24 ore precedenti l’esecuzione.

Lisa Montgomery, 52 anni, è l’unica donna nel braccio della morte federale dal 1953, dietro le sbarre per uno dei crimini più efferati della recente cronaca.

Il suo caso arriva dopo quello di Bonnie Heady, giustiziata nella camera a gas del penitenziario di Jefferson City, nel Missouri, il 18 dicembre di 67 anni fa. Era stata condannata per il rapimento e l’omicidio di un bambino di 6 anni.

Nel 2004, secondo quanto ricostruito nel processo a suo carico, Montgomery ha ucciso una donna incinta all’ottavo mese, la 23enne Bobbie Jo Stinnett, e dopo il delitto ha compiuto un gesto sconcertante. Con l’obiettivo di farlo passare come suo figlio, ha strappato il bambino dal grembo della vittima, servendosi di un coltello da cucina per operare un taglio cesareo.

Per quell’orrore, la donna è stata condannata ad essere giustiziata all’interno del Federal Correctional Complex di Terre Haute, nello Stato dell’Indiana, ma la sua difesa avrebbe giocato una carta utile nell’ottica di una sospensione. Una carta che potrebbe portare a un epilogo restrittivo al posto della pena capitale.

La decisione del giudice e la posizione della difesa

Stando a quanto riferito dal Topeka Capital-Journal, il giudice avrebbe accolto l’istanza di riesaminare il caso della detenuta perché “diagnosticate menomazioni cerebrali fisiche e malattie mentali multiple, e tre esperti sono dell’opinione che, sulla base della condotta e dei sintomi riferiti loro dal legale, la percezione della realtà della signora Montgomery sia attualmente distorta e compromessa“.

La difesa della 52enne si sarebbe sempre battuta per dimostrarne l’incapacità di intendere e volere e per documentare come il passato turbolento dell’assistita – gravido di abusi sessuali e traumi fin dall’infanzia – l’avrebbe resa “inadatta all’esecuzione ai sensi dell’ottavo emendamento” a ulteriore tutela dei diritti civili. Ciò sull’asse di quanto stabilito dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, secondo cui l’esecuzione di detenuti affetti da ritardi mentali deve ritenersi una violazione di quest’ultimo (che vieta di ricorrere a pene crudeli e inusitate).

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