Massimo Bossetti

Si intravede uno spiraglio di speranza per Massimo Bossetti, detenuto in carcere con una condanna in via definitiva dal 2018. Pare infatti che sia stato annullato il rifiuto della richiesta dei legali di Bossetti, Claudio Salvagni e Massimo Camporini, di esaminare i reperti relativi all’omicidio Gambirasio.

La richiesta della difesa: riesaminare i reperti

Recentemente The Social Post aveva raccolto la versione dell’avvocato Salvagni sulle continue richieste fatte dalla difesa in merito ai reperti. La difesa di Bossetti ha evidenziato per anni come ci fossero diverse incongruenze ed anomalie rispetto a quei reperti, che i legali non avevano mai potuto esaminare: “Abbiamo evidenziato che la consulenza effettuata dal Ris sul Dna nucleare presentava ben 261 anomalie.

A fronte di queste e della incredibile mancanza del Dna mitocondriale abbiamo sempre chiesto di poterlo esaminare, perché è una cosa stranissima ed inspiegabile in natura”, aveva spiegato Salvagni.

Nel novembre 2019 si pensava di essere vicini a una svolta: il giudice Giovanni Petillo aveva dato l’ok ad un esame sui reperti (ovvero alcuni pezzi dei vestiti e degli indumenti intimi di Yara) chiarendo poi a dicembre che si sarebbe trattato di una ricognizione alla presenza della polizia giudiziaria.

A gennaio il pm Letizia Ruggeri aveva richiesto la confisca dei reperti: la richiesta è stata accolta ed i reperti sono divenuti proprietà statale. A quel punto a nulla era valsa una nuova richiesta da parte degli avvocati di Bossetti.

La decisione della Cassazione

Ora, la Cassazione ha annullato le ordinanze di respingimento della precedente richiesta di esame dei reperti. Nuovi giudici si esprimeranno sulla richiesta di Salvagni e Camporini e se dovessero accoglierla, per Bossetti sarebbe un nuovo spiraglio di speranza.

Dal suo arresto infatti il muratore di Mapello chiede che il test del Dna venga nuovamente effettuato e si dichiara innocente:Dal giorno dell’arresto lui ha rivendicato la sua innocenza” ci aveva spiegato l’avvocato Salvagni “ed ha sempre chiesto di poterla dimostrare con una perizia del Dna, ed è l’unico modo che poteva essergli concesso per difendersi“.

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