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Edward von Freymann, padre di Gaia, una delle due 16enni uccise in Corso Francia nel 2019, riporta a galla i drammatici istanti della tragedia in un racconto affidato ai microfoni del Corriere della Sera in cui emerge il ritratto della figlia scomparsa.

Gaia, morta con l’amica in Corso Francia: il ricordo del padre

È trascorso un anno da quel terribile 21 dicembre 2019 in cui Gaia, 16 anni, è stata travolta e uccisa insieme all’amica Camilla a Roma, in Corso Francia, travolte dal Suv guidato da Pietro Genovese poi condannato a 8 anni di reclusione per omicidio stradale plurimo.

Il papà della ragazza, Edward von Freymann, ha raccontato la sua storia al Corriere della Sera, ripercorrendo alcune tappe importanti della vita della 16enne e i contorni del loro rapporto.

È un percorso a ritroso fino agli anni più belli insieme alla famiglia, che parlano di viaggi in giro per il mondo e di sogni finiti sotto un macigno di dolore e interrogativi dopo il devastante incidente che ha spezzato la loro esistenza.

Il racconto sulla notte dell’incidente costato la vita a Gaia e Camilla

Il papà di Gaia ha raccontato cosa è successo quella sera prima che si materializzasse il dramma che ha stravolto la loro vita: “Le avevo detto che poteva stare con i suoi amici, il giorno dopo sarei andato a prenderla per andare dalla nonna”.

Gaia e il padre si erano accordati per scambiarsi aggiornamenti sugli spostamenti della ragazza, e lei con un sms, intorno alla 22, aveva detto al genitore di essersi appena mossa dal ristorante in compagnia degli amici e di essere diretta a Ponte Milvio.

Poi le ho scritto alle 22.30 – ricorda l’uomo – per dirle ‘Avvisami se ti sposti da Ponte’. Lei ha risposto ‘sì’“. Questa l’ultima comunicazione prima del dramma.

A mezzanotte meno un quarto non mi aveva né scritto né telefonato e ho iniziato a preoccuparmi“.

Il padre di Gaia, allarmato dall’assenza di risposte, ha deciso così di andare a cercarla sotto la sua casa. Passando proprio da Corso Francia.

Ho visto due sagome a terra e ho detto a Bea, la mia compagna, che doveva essere successo qualcosa di grave“. Ma il pensiero che potesse trattarsi di sua figlia, in quel momento, non lo avrebbe sfiorato.

Arrivato a casa ho citofonato. La madre era anche lei fuori, è arrivata a casa in quel momento, preoccupata anche lei. In quel momento ho capito, ho collegato. Ci siamo precipitati a Corso Francia…“.

La scoperta della tragedia

Il racconto del padre di Gaia arriva fino a quell’istante, il più atroce, quello della scoperta di sua figlia, a terra, e la consapevolezza di averla persa.

“Ho chiesto al comandante dei vigli urbani, qualificandomi per quello che sono stato, un ufficiale dei carabinieri, di farmi passare (…). Mi hanno accompagnato e l’ho vista”.

Edward von Freymann descrive l’ultimo ricordo di quella notte di lacrime e pioggia, una immagine di cui non riesce a liberarsi e che lo riporta continuamente al momento in cui ha capito l’entità del dramma: “Quello da cui non riesco a liberarmi sono i suoi occhi sgranati, Gaia deve aver capito quello che stava accadendo.

È stato terribile (…) aveva delle dita lunghe, affusolate. Quelle dita che, sotto la pioggia, ho toccato per l’ultima volta“.

Nel racconto del papà di Gaia il ritratto di una ragazza precisa e sensibile, che non aveva mai preso neppure un motorino per paura di morire sulla strada. Non voleva che il dramma di suo padre si ripetesse: nel 2011, in un terribile incidente stradale, Edward von Freymann ha perso l’uso delle gambe. Gaia aveva 8 anni.

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