Giuseppe Conte con la mascherina davanti ai microfoni

Il premier Conte domani salirà al Quirinale per dimettersi. È questa la notizia che è filtrata nella serata di lunedì 25, che sembra sancire definitivamente la fine della seconda esperienza di Governo dell'”Avvocato degli italiani”. Dopo le dimissioni, sono numerosi e complessi gli scenari che posso segnare il delicato futuro del Paese, nel pieno dell’emergenza Coronavirus. La via maestra, al momento, sarebbe quella di un Conte Ter. Sì, ma con quale maggioranza?

Giuseppe Conte si dimette: al suo posto… Conte

Domattina alle 9 è in programma il Consiglio dei Ministri, durante il quale, hanno riportato fonti di Governo questa sera, Giuseppe Conte dovrebbe annunciare le proprie dimissioni.

Poi, la mesta salita al Quirinale, la seconda della sua breve ma intensa storia politica. A Mattarella, però, Giuseppe Conte dovrebbe chiedere che gli venga assegnato nuovamente un mandato esplorativo da accettare con riserva per formare un Conte Ter, dopo quello giallo-verde e quindi l’esperienza giallo-rossa, naufragata dopo il tribolato addio di Matteo Renzi.

L’intenzione di Conte sarebbe quella di trovare una nuova maggioranza con cui formare un Governo. Settimana scorsa ha ottenuto la fiducia assoluta alla Camera, ma solo la maggioranza semplice al Senato.

La speranza è quella di trovare i numeri con Movimento 5 Stelle, PD, Leu e gruppi europeisti, i cosiddetti Responsabili o Costruttori. Dei quali, però, ad oggi non s’è vista ombra.

Stessa maggioranza, ma premier diverso

A fare da spartiacque, prima della notizia delle dimissioni di Conte, doveva essere la relazione sulla giustizia di Bonafede, uno dei ministri più contestati dell’esperienza Conte Bis, prevista per il 27. Lì, il Governo avrebbe rischiato di andare sotto a causa del voto apertamente contrario di Italia Viva, astenutasi durante il voto di fiducia.

Le possibilità di trovare una maggioranza, quindi, si fanno via via sempre più complicate, a meno di un retrofront di Renzi e i suoi, che avrebbe francamente dell’incredibile.

Sul tavolo però potrebbe esserci un’altra ipotesi: formare un Governo con questa stessa maggioranza, ma senza Giuseppe Conte. Stando alle dichiarazioni post notizia sulle dimissioni, è improbabile che M5S e PD voltino le spalle al leader scelto, ma se il “prezzo” da pagare per evitar le urne fosse cambiare il volto di punta della maggioranza, per ritrovare così i numeri e poter continuare a lavorare sulle stesse linee fin qui tracciate, non è detto che l’ipotesi non stia passando per la mente delle forze di maggioranza.

La pressione del centrodestra: al voto “subito”

Il terzo scenario (o più probabilmente secondo, in una situazione da aut aut su Conte) è quello per cui preme da sempre il centrodestra: al voto subito. La speranza di Salvini, Meloni e Berlusconi (che il leader della Lega vorrebbe Capo dello Stato) è infatti che il Paese risponda in massa alla loro chiamata e gli dia i numeri per una maggioranza solida e un nuovo Governo. Un’ipotesi questa che poggia sia sugli ultimi sondaggi che vedono la Lega davanti al PD nelle intenzioni di voto, con ottime percentuali anche per Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Gli stessi sondaggi, però, lavorano anche all’idea che Conte possa presentarsi con un proprio partito. In quel caso, a farne le spese sarebbe il M5S, che passerebbe dal 14,1% al 9,3% (numeri dell’ultimo sondaggio Emg per la Rai).

A far venire i piedi freddi su questo scenario, però, potrebbe essere la prospettiva di andare sì alle urne, ma non prima di giugno. Si tratterebbe quindi di 6 mesi di immobilismo a livello parlamentare. Il Governo uscente infatti avrebbe comunque facoltà di emanare decreti e occuparsi degli “affari correnti”, nei quali difficilmente però può rientrare anche il Recovery Plan da 222 miliardi di euro.

Conte si dimette: le reazioni politiche

Queste le principali carte sul tavolo, dal quale va escluso per ora il più improbabile scenario di un governo di larghe intese, magari a guida Mario Draghi. Dopo la notizia delle dimissioni, sono arrivate puntuali numerose reazioni politiche che fanno da termometro a quanto accadrà da domattina. “Basta pasticci, giochini di palazzo e compravendita di senatori” è il commento di Salvini: “Non è questo il governo che può accompagnare l’Italia fuori da disastro“. Che le urne siano l’obiettivo del centrodestra è ribadito anche da Berlusconi, che nelle ultime ore ha smentito alcuna trattativa con Conte.

Zingaretti invece invoca un nuovo esecutivo con lo stesso premier: “Con Conte per un nuovo governo chiaramente europeista e sostenuto da una base parlamentare ampia, che garantisca credibilità e stabilità per affrontare le grandi sfide che l’Italia ha davanti“. Parole simili a quelle di Leu, che punta ad allargare la maggioranza.

Dall’Europa, invece, sono arrivate le parole del commissario europeo Gentiloni: “Questa crisi non aiuta. Avremmo bisogno di un governo capace di garantire che la crisi non diventi una crisi sociale, che non ci sia una crisi finanziaria“.

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