Pillola aborto

Dopo l’Umbria, un’altra regione italiana dice di no alla somministrazione della pillola abortiva RU486 in regime di day hospital.

La decisione, arrivata al termine di uno scontroso tema in giunta regionale, ha ricevuto il sostegno di Fratelli d’Italia ed il forte disaccordo da parte del Pd.

La questione è nata in giunta per via di una mozione presentata da Manuela Bora del Partito Democratico, che avrebbe denunciato come sul territorio marchigiano fossero solo 3 le strutture che permettessero la somministrazione della pillola abortiva, nello specifico tra i territori di Urbino e San benedetto del Tronto.

 

Fdi: “Non possiamo essere sostituiti da altre etnie”

La maggioranza, che è di centrodestra, ha ufficialmente preso posizione contro le direttive ministeriali, che prevedono che la pillola abortiva possa essere somministrata anche nei consultori o in day hospital dichiarando di voler invece concentrare la battaglia sull’incentivo alla natalità. Ha fatto discutere l’intervento di Carlo Ciccioli, capogruppo FdI: “una battaglia di retroguardia che aveva un senso negli anni ’60. In questo momento di denatalità, la battaglia da fare oggi è per la natalità”. Inoltre, Ciccioli avrebbe voluto rispolverare atmosfere del passato, facendone una questione di lotta per la conservazione etnica: “Non possiamo essere sostituiti da altre etnie.

Non riesco a condividere il tema della sostituzione: siccome la nostra società non fa figli allora possiamo essere sostituiti dall’arrivo di persone che provengono da altre storie, continenti, etnie. Ritengo invece che un popolo abbia la sua dignità, da manifestare attraverso la sua identità e la sua capacità di riproduzione”. Il riferimento sarebbe al fatto che in diversi territori nelle Marche l’incremento demografico sia sensibilmente incentivato da stranieri.

Grande opposizione da parte del Pd. Alessia Morani, sottosegretaria allo sviluppo economico, ha dichiarato: “Posizioni assurde. La destra nega i diritti delle donne. Non possiamo che stigmatizzare e contrastare questa furia ideologica che vuole riportare le Marche al Medioevo dei diritti”.

Aborto: entrata in vigore anche la legge in Polonia

La battaglia avvenuta nelle Marche, conclusasi con un passo indietro nella lotta ai diritti per le donne ed un’aperta violazione delle norme ministeriali, arriva poco dopo l’annuncio di un’altra notizia che proviene dalla Polonia: è entrata infatti in vigore la legge che vieta l’interruzione di gravidanza anche in caso di malformazioni del feto, mantenendo dunque la sola possibilità di abortire in caso di concepimento avuto in seguito di stupro e per gravi rischi per la vita della madre.

Alla notizia dell’entrata in vigore sono seguite accesissime proteste da parte dei movimenti femministi e per i diritti umani: ad inasprire ancora di più il clima ci sarebbe la notizia, data da alcune fonti polacche, per cui già prima dell’entrata in vigore della legge molti ospedale avessero vietato ai propri medici di procedere con l’aborto in caso di malformazioni.

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