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Riportare la libertà del suono e delle parole a Torino“, ma la battaglia che sta combattendo l’OFF TOPIC, hub culturale dal respiro europeo, è molto più di una campagna che si limita ad essere sul territorio. Dietro alla realtà che Annarita Masullo, co-fondatrice di Off Topic, ha raccontato a The Social Post c’è il grido di tutti i lavoratori del mondo dello spettacolo, uno dei settori che più ha risentito dei colpi inferti dalla pandemia. Sentimento di abbandono da parte delle istituzioni, paura di non riveder più le luci accese nei propri locali e speranza di saper rieducare presto le persone ad avere voglia di starsi vicino: è questa l’aria che si respira oggi in uno dei live club più noti d’Italia.

Dopo l’aspra critica al sistema di Roy Paci che già mesi fa, nel pieno del lockdown, denunciava la grave situazione in cui versava il settore della musica, arriva ora un rinnovato appello al ministro dei Beni Culturali, Franceschini.

OFF TOPIC, l’hub culturale dal respiro europeo

Chi è Annarita Masullo e che realtà è quella dell’OFF TOPIC di Torino?

Sono una delle co-fondatrici di OFF TOPIC e insieme a Daniele Citriniti una delle co-fondatrici di The Goodness Factory, tra le 12 realtà che formano OFF TOPIC.

Principalmente mi occupo delle risorse umane: sono l’elemento di contatto tra gli esseri umani che vivono qui dentro e mi occupo della progettazione culturale.

L’OFF TOPIC amo invece definirlo un hub culturale europeo più che “di Torino”, anche se il termine “hub” è stato profondamente snaturato, è una vera chicca nazionale che punta ad avere una visione molto più europea. Questo non è uno spazio di sola musica e solo teatro, siamo in tutto e per tutto un luogo dove si agitano tantissime anime, trasversali come il nostro pubblico e il nostro progettare. Lo definirei anche coworking di cui fanno parte FNAS, gli Eugenio in Via di Gioia, Il Cerchio di Gesso, Club Silencio, Ti Ascolto!.

È un vero e proprio centro creativo, un luogo dove si parlano tante lingue ed è bello che sia così.

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Annarita Masullo, co-fondatrice dell’hub culturale OFF TOPIC di Torino

L’esile resistenza dei live club in ginocchio per il Covid

Com’è cambiata la vita dei live-club a causa della pandemia?

Abbiamo avuto una battuta d’arresto grave: eravamo un posto che aveva subìto una vera e propria accelerata e che di punto in bianco si è visto tagliare le gambe. Qui ci lavorano 35 persone, OFF TOPIC è una realtà che mantiene dei lavoratori dello spettacolo.

Non ci siamo mai persi d’animo ma è evidente che ci siamo fermati.

Lavoratori dello spettacolo e live club: i grandi dimenticati

Qual è stata la difficoltà, l’ostacolo più grande che avete dovuto superare?

Le casse integrazioni dei ragazzi che fanno schifo perché questo non è uno Stato di diritto; sentire i miei passi nel vuoto cosmico quando tornavo qui per vedere come stavano i muri; l’umore dei ragazzi. Ti senti perso quando gestisci un posto che viene definito “non necessario” dal ministro che dovrebbe invece tutelarti, ti senti una m***a.

Noi non siamo una discoteca e nemmeno un ristorante ma senza nulla togliere a queste categorie, questo è un luogo decisamente più complesso e non avere una rappresentanza ci ha fatto sentire abbandonati.

Quali problematiche si agitano dietro questo sentimento di abbandono?

Purtroppo è un problema generale che tocca tutta la musica e di conseguenza anche spazi come questo, è un problema culturale. Questo è un Paese dove il musicista non viene recepito come un lavoratore così come chi lavora con la musica. Il sogno della mamma di un lavoratore della musica è vedere il proprio figlio che va a lavorare al Festival di Sanremo, solo in quel momento si crede si lavori davvero nel mondo della musica, ma non è così.

Per fortuna è tutto molto più complesso, è un ambiente articolato che produce tantissimo indotto ma nella percezione comune, dell’Italietta che siamo diventati in maniera assolutamente drammatica, questo non è un lavoro e uno spazio come questo, dove un contenuto del genere la fa da principe, diventa uno spazio non necessario. E questo nelle migliori delle ipotesi perché di solito Franceschini non ci nomina proprio. Tantissimi lavoratori sono rimasti disoccupati perché se sei un tecnico specializzato nel mondo della musica quando tutto si ferma non puoi fare altro.

Tutelare i live club per non recidere le radici della cultura

Qual è il peso specifico del danno arrecato alla cultura nel momento in cui si recidono le radici di realtà come quella di OFF TOPIC?

Le persone stanno impazzendo perché questi sono posti che aggregano: c’è un bisogno umano di stare insieme. Purtroppo la verità è che non sarà finita neanche quando sarà finita: ci sarà da fare un lavoro psicologico sulle persone per riportarle in posti come questi, dovranno essere rieducate ad abitare questi spazi. In questo momento i live club sono in ginocchio, esattamente come il mondo dei teatri e la mancata tutela di realtà come questa impoverisce la gente.

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Una presentazione letteraria all’OFF TOPIC di Torino

Ora avete “riaperto” pur senza poter tornare a quella canonica normalità ante-Covid, qual è stata l’emozione più grande?

L’emozione più grande è stata vedere i miei ragazzi tornare a lavorare, a sentirsi vivi, questo è ciò che più mi ha commosso ma è stata un’emozione molto forte anche tornare, riaprire il portone, riaccendere le lucine.

L’appello a Franceschini: “Non è solo il ministro del jazz

Che messaggio si può mandare al ministro dei Beni Culturali Franceschini da parte della vostra realtà, del tutto dimenticata?

A lui ma come a qualsiasi altro ministro della cultura direi di farsi un giro in un live club un giorno perché non so se ci vanno né se ci siano mai andati. Qui ci sono dinamiche che non si conoscono e che è il momento di far conoscere perché fanno parte della cultura di questo Paese. Poi gli direi di ascoltare gli addetti ai lavori perché non so quanto lo stia facendo e soprattutto gli direi di interessarsi alla musica. Un ministro della Cultura si occupa di cultura e proprio per questo non può snobbarci: so che lui ama il jazz che è un genere meraviglioso ma anche tutto il resto della musica lo è. Torni tra noi Franceschini, è anche il nostro ministro e non solo quello del jazz o solo del teatro.

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Un concerto all’OFF TOPIC di Torino

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