rosina cassetti

Fin dall’inizio, la famiglia di Rosina Carsetti avrebbe fatto di tutto per depistare le indagini: non solo prima di uccidere la donna ma anche dopo, quando sarebbero emersi uno dopo l’altro tutti i punti deboli del loro operato. Benché si debba ancora fare luce certa sul movente che ha spinto figlia e nipote di Rosina Carsetti ad agire, stanno emergendo i primi elementi che sarebbero andati a creare quel “gravissimo quadro indiziario” che ha spinto gli inquirenti ad accusare i due famigliari ed a disporre una custodia cautelare carceraria, considerata necessaria per entrambi.

Omicidio Montecassiano: tutti i punti deboli del piano omicida

Fin dai primi momenti l’ipotesi che la vigilia di Natale un rapinatore fosse entrato nella villetta di Montecassiano, avesse legato Arianna ed Enrico Orazi ed avesse ucciso la pensionata Rosina, risultava decisamente fallace.

I cani della famiglia, soliti ad abbaiare alla vista di sconosciuti, non avevano emesso un fiato per tutta la sera; i segni di effrazione non apparivano chiari né del tutto verosimili; l’idea che un rapinatore fosse riuscito a immobilizzare un uomo e una donna giovane e avesse poi dovuto uccidere la pensionata non aveva senso.

Inoltre, molti vicini avevano parlato del fatto di non aver udito alcuni rumore, e che la via in cui si trova la villetta non rende di fatto possibile agire indisturbati, tantomeno la sera della vigilia di Natale.

Poco dopo il dramma Enea Simonetti e sua madre Arianna Orazi erano stati iscritti al registro delle indagini. Con il passare del tempo ad incastrarli sono stati alcuni dettagli, come una versione molto poco credibile del motivo per cui Enea si sarebbe filmato da telecamere di zona fermo in un parcheggio, per un’ora e mezza, la sera della vigilia di Natale. Il ragazzo avrebbe infatti prima dichiarato che era lì per guardare dei video sul cellulare, e poi ha parlato di un presunto incontro con uno spacciatore, ma solo dopo aver fornito questa tesi avrebbe chiesto a terzi il numero di un pusher.

Montecassiano, le intercettazioni: Arianna parlava della sera del delitto

Definitiva l’importanza delle intercettazioni: Arianna Orazi è stata ascoltata mentre parlava con il figlio e raccontava di come avrebbero dovuto narcotizzare i cani, per giustificare il fatto che non abbaiassero, e di come il lavoro di simulazione di un’effrazione non fosse stato fatto bene.

Per quanto riguarda il movente, la tesi principale è che ormai la pensionata fosse diventata un peso sgradevole per la famiglia che, a quanto pare, le faceva subire enormi maltrattamenti.

Rosina inoltre era in procinto di parlare con un centro antiviolenza e non è inverosimile che la famiglia l’avesse scoperto. Addirittura, alcune fonti riportano che i famigliari, che non permettevano alla donna di possedere denaro, le dicessero frasi come “Ci costi 5mila euro l’anno”, facendola sentire un peso.

Ricostruita anche la dinamica di rapporti tra i famigliari in merito all’omicidio: secondo il procuratore Giovanni Giorno “l’omicidio di Rosina Carsetti è stato commesso dal nipote Enea Simonetti. La figlia di Arianna è stata la mente del piano, il marito della vittima non ha saputo opporsi al delitto”.