terapia intensiva coronavirus

A poche ore dall’annuncio di un probabile cambio di colori per alcune regioni italiane, spaventa in Italia l’insorgere della variante inglese e fioccano da varie strutture ospedaliere gli annunci allarmistici di direttori e medici ospedalieri. A Brescia il Covid mette di nuovo le mani al collo alla città, e pare che la colpa sia proprio della variante inglese. Mauro Borrelli, direttore generale dell’Asst Franciacorta, ha rilasciato un’intervista all’emittente locale Teletutto ed ha raccontato di come l’emergenza si sia inasprita: “La situazione sta peggiorando di giorno in giorno, questa variante inglese ha una violenza molto molto forte.

Senza mezzi termini, ci stiamo impestando un’altra volta”. Nelle zone di Corzano e Castrezzato è entrata in vigore la zona rossa e nella totale provincia di Brescia si parla di 381 nuovi contagi.

Variante inglese, Galli lancia l’allarme (ma viene smentito)

A unirsi al coro di chi lancia forti allarmi sulle varianti è Massimo Galli, che aveva parlato ieri, per quanto riguarda il suo ospedale, di “terapie invase dalle varianti” sostenendo che “dei 20 letti che seguo direttamente almeno uno su tre ormai è occupato da contagiati da una variante”. Ospedale Sacco di Milano ha però voluto subito mitigare le affermazioni di Galli con un comunicato stampa in cui spiega: “Tali affermazioni al momento attuale non rappresentano la reale situazione epidemiologica all’interno del Presidio (…) Attualmente le percentuali di varianti identificate (verificate secondo le indicazioni del Ministero della Salute e dall’ISS o su controlli a campione) sono in linea con la media nazionale ed inferiori alla media regionale”.

In particolare, specificano che nei loro laboratori non hanno visto né la variante brasiliana né quella sudafricana.

Variante, Roberto Burioni: “In Israele contrastata impeccabilmente”

Dal lato dei “non allarmisti” si pone invece Roberto Burioni, che ha un approccio differente e, pur non parlando dei numeri in crescita né smentendoli, sulla sua pagina Medical Facts parla di come il meccanismo di funzionamento delle varianti non dev’essere, di per sé, motivo di allarme: “Non c’è nessun elemento che ci faccia pensare che quelle già individuate sfuggano all’azione dei vaccini più potenti, anzi dati preliminari sembrano suggerire il contrario, anche se poi naturalmente dovremo vedere cosa succede in concreto.

Per esempio, in concreto in Israele la variante “inglese” è contrastata impeccabilmente dal vaccino.

 Il futuro non possiamo predirlo, ma non è detto che una variante resistente al vaccino possa comparire”. Burioni fa poi l’esempio del morbillo, il cui virus ha grande capacità mutante: “Pensate solo al morbillo che ha un meccanismo di replicazione del suo genoma a RNA molto più impreciso del coronavirus e questo introduce più mutazioni del coronavirus. Il vaccino contro il morbillo è stato messo a punto negli anni ’60 ed è ancora efficace come il primo giorno”.

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