Luca Attanasio, ucciso in un attacco in Congo: dietro ci sarebbero i ribelli hutu

Ore frenetiche quelle che seguono l’attacco contro l’ambasciatore italiano in Congo, Luca Attanasio, ucciso nella giornata di oggi assieme al Carabiniere Vittorio Iacovacci e al loro autista Mustapha Milambo. La polizia locale e le forze d’intelligence si stanno dando da fare per scovare i responsabili di quello che, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato un tentativo di rapimento. Emergono anche drammatici dettagli su cosa sarebbe successo ad Attanasio e al Carabiniere, uccisi mentre viaggiavano su un convoglio umanitario.

Morte di Luca Attanasio, la ricostruzione dell’attacco

L’attentato che ha sconvolto l’Italia, pesantemente colpita dalla morte del suo giovane ambasciatore Luca Attanasio e la scorta, è avvenuto alle 10.15 di questa mattina (ora italiana).

Il convoglio sul quale stava viaggiando, faceva parte del World Food Programme, è stato attaccato mentre si trovava vicino a Goma, capoluogo di regione nella Repubblica Democratica del Congo molto vicino al confine con il Ruanda.

Secondo quanto riporta Adnkronos, che cita fonti d’intelligence e locali del paese centrafricano, sarebbe stata divulgata una prima ricostruzione dell’attacco in cui è morto l’ambasciatore italiano.

6 persone avrebbero teso un agguato al convoglio, uccidendo subito l’autista, per poi portare nella foresta Luca Attanasio e Vittorio Iacovacci, assieme al resto delle persone. Alcune pattuglie dell’esercito nei paraggi sarebbero intervenute ed è in questo momento che sarebbero stati uccisi l’ambasciatore e il Carabiniere. Le fonti ufficiali del Congo, riportano che almeno 3 persone sono state rapite.

Attacco in Congo, chi c’è dietro la morte di Luca Attanasio

Mentre il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio annuncia che i corpi di Attanasio e Iacovacci saranno prontamente riportati in Italia, dalla RDC arrivano le prime piste sui responsabili della loro morte.

Il governo locale ha infatti diramato un comunicato ufficiale in cui accusa direttamente i ribelli ruandesi hutu, che da anni si sono raggruppati nelle Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (Fdlr). A testimoniarlo, ci sarebbe anche uno dei sopravvissuti all’agguato, che avrebbe riconosciuto la lingua kinyarwanda, parlata in Ruanda.

La regione del Congo in cui è avvenuto l’attacco, infatti, è ritenuta instabile e preda di numerosi conflitti ad opera di questa milizia armata responsabile, secondo lo US Counter Terrorism Center, di attentati e stragi dal 2009 a oggi.

Congo, chi sono i ribelli hutu

Prende quindi corpo la pista che vede un possibile rapimento e successivo riscatto dietro al tragico agguato all’ambasciatore italiano a Kinshasa. I ribelli ruandesi che per il governo congolese sarebbero responsabili della sua morte, sarebbero seguaci di un’ideologia razzista nota come Hutu Power, che risale al 1993; la Fdlr rappresenterebbe infatti il successore dell’Esercito di Liberazione del Ruanda, la frangia estrema responsabile del genocidio degli Tutsi del 1994.

Negli anni recenti, l’Fdlr è stata responsabile nel 2018 del rapimento di 2 turisti inglesi, sempre nella zona del parco nazionale di Virunga; solo l’anno scorso, invece, uno scontro armato con alcuni ranger dell’Istituto congolese ha provocato 17 morti, di cui 12 nelle file dei ranger, ricorda Adnkronos.