infermieri in ospedale

Non solo l’INAILIstituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli infortuni sul Lavoro – è chiamato a sciogliere un ostico nodo ma è già chiaro e noto a tutti che la decisione definitiva che verrà presa nella Sede di Roma creerà un precedente che farà scuola, in questi termini, per tutti i casi simili che si riproporranno da oggi in poi e che si prevedono non essere pochi; al centro dell’attenzione ci sono i 15 infermieri, dipendenti del policlinico San Martino di Genova che hanno deciso di non sottoporsi alla vaccinazione per il Covid per poi risultare positivi al virus nei giorni successivi.

15 infermieri positivi al Covid dopo aver rifiutato il vaccino: è un caso nazionale

Le interpretazioni sono molteplici e il nodo da sciogliere spetterà proprio all’INAIL: i sanitari che volutamente non si vaccinano hanno diritto al risarcimento per infortunio sul lavoro o spetta loro solamente lo status di dipendente in malattia?

Sarà una decisione che deciderà probabilmente le sorti non solo dei casi ora all’appello ma anche i futuri. Un medico, come qualsiasi altro dipendente, che sceglie volutamente di non vaccinarsi ha diritto al risarcimento da infortunio sul lavoro? Prendendo in considerazione l’anno passato, l’INAIL nel 2020 aveva deciso di risarcire il dipendente che aveva contratto il virus ma, come sottolineato dall’INAIL stessa, ai tempi la decisione era stata presa di fronte all’assenza di un vaccino.

Malattia, infortunio sul lavoro o inadempienza deontologica?

Di fronte ad un vaccino esistente e alla volontà del singolo di negarsi alla vaccinazione, il risarcimento può saltare? Anche e soprattutto alla luce del fatto che, come previsto dal Garante della Privacy, il datore di lavoro (anche in ambito medico) non può chiedere ai propri dipendenti se si sono vaccinati alla luce di un vaccino che, peraltro, non è risulta essere obbligatorio?

Si parla dunque sì di infermieri ma anche di forze dell’ordine, di insegnanti e tutte quelle categorie di professionisti prossimi al vaccino.

Istruttoria dell’INAL e una risposta che farà scuola

Tante le questioni e le tematiche delicatissime in gioco e il caso dei 15 infermieri del San Martino di Genova può diventare un caso nazionale pronto a ripetersi. “Chiedo se si riconduca all’infortunio sul lavoro, con conseguente applicazione delle relative tutele, l’ipotesi in cui il personale contragga il virus senza aver aderito alla profilassi vaccinale – sono state le parole di Salvatore Giuffrida a Il Secolo XIV, dirigente ospedaliero- oppure se venga fatto un distinguo tra chi non si è sottoposto volontariamente oppure per una particolare condizione di salute“.

Sempre Giuffrida, nell’inviare la missiva alla sede nazionale dove avrà luogo una delicata istruttoria, sembra profilare una risposta. Alla luce di un piano vaccinale esistente e alle direttive predisposte dall’INAL nel 2020, quando ha dovuto trattare casi senza la presenza di un vaccino, come riporta Il Fatto Quotidiano, Giuffrida si domanda: “È la stessa cosa se questo accade quando si è rifiutata una protezione a cui si aveva non solo diritto ma anche priorità di accesso?

[..] Di sicuro si è trattato di una grave inadempienza deontologica da parte di chi opera in strutture sanitarie e ha il dovere di curare la propria salute, oltre a quella dei pazienti, per il principio implicito che l’una dipende dall’altra“.

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