suicidio assistito e eutanasia

Roberto Sanna, malato di Sla, è solo l’ultimo nome salito alle cronache dopo la scelta di andare in Svizzera per poter morire. Da Dj Fabo ad Alessandra Giordano, il pellegrinaggio di chi chiede di poter beneficiare del suicidio assistito viene riportato costantemente dai giornali.

Nonostante una sentenza della Corte Costituzionale nel 2019, e l’attivismo di molti malati, l’Italia non si è ancora dotata di una legge sull’eutanasia e il suicidio assistito. Storie come quella di Roberto Sanna rimangono esempi di quanto sofferto da centinaia di persone.

Roberto Sanna malato di Sla: la decisione di morire

Roberto Sanna, 34enne di Pula, nel cagliaritano, ha scoperto di avere la Sla, la sclerosi laterale amiotrofica, circa un anno fa.

Operaio in una raffineria, ha visto un progredire in modo rapido della malattia, come racconta l’Unione Sarda.

In pochi mesi, Roberto Sanna è stato costretto a letto, dove avrebbe necessitato di assistenza continua. Poi sarebbero arrivate la respirazione e l’alimentazione assistite. Il 34enne ha deciso per il suicidio assistito prima che la Sla gli impedisse di poter scegliere.

In Svizzera per il suicidio assistito

Roberto Sanna ha preso contatti con una clinica in Svizzera, dopo un confronto con famiglia e amici, che alla fine hanno compreso questa decisione.

Qualche giorno fa, ha lasciato Pula insieme alla compagna, alla madre, al fratello e allo zio, che lo hanno accompagnato in quest’ultimo viaggio. Roberto Sanna si è spento dopo aver seguito le procedure e parlato con uno psicologo.

Il paese di Pula si era riunito per salutarlo prima della partenza: “La sua decisione va interamente rispettata, è un dolore che noi non possiamo neanche capire“, ha commentato la sindaca Carla Medau, “Questo è il momento del silenzio, del rispetto nei confronti di una scelta che nasce dalla coscienza di Roberto, dove nessuno può entrare, e da un percorso condiviso con i suoi cari, e della vicinanza a lui e alla sua famiglia“.

Suicidio assistito ed eutanasia in Italia

Dopo la morte di Dj Fabo, in Svizzera nel 2017, la Corte Costituzionale con la sentenza 242\2019 ha dichiarato incostituzionale il divieto di aiuto al suicidio quando “fornito ad una persona malata in determinate condizioni accertate da una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale“.

La Consulta ha invitato il Parlamento a dotare di una legge su suicidio assistito ed eutanasia il Paese, con il Comitato Nazionale per la Bioetica che ha redatto delle linee guida in merito.

L’Associazione Luca Coscioni sulla legge

La battaglia di Dj Fabo ha avuto un primo effetto immediato, ha portato nel nostro Paese un diritto fondamentale come la possibilità di redigere le disposizioni anticipate di trattamento“, dichiara Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

Quotidianamente abbiamo ricevuto richieste di aiuto e di informazioni da almeno una persona al giorno per andare a morire in Svizzera“, continua Cappato.

L’Associazione Luca Coscioni ha mandato una lettera al neo governo Draghi, indirizzata al ministro Roberto Speranza, “in cui si chiede con urgenza, l’emanazione di atto idoneo“.

Continuiamo ad attendere risposte, come succede da oltre 7 anni fin dal deposito della proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia“, si conclude il comunicato.

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