la cina lancia il passaporto vaccinale

È la Cina il primo Paese al mondo a lanciare un passaporto vaccinale per permettere ai cittadini cinesi di viaggiare. Il primo Stato a entrare nella spirale del Covid-19, il primo che tenta di uscirne. Ma in che cosa consiste il passaporto vaccinale cinese? E a che punto è la situazione in Europa?

Passaporto vaccinale cinese: che cos’è?

Si tratta di un certificato digitale a cui si può accedere tramite la piattaforma social WeChat, e mostra lo status vaccinale del soggetto. Al momento tale passaporto, che può essere anche cartaceo, è disponibile solamente per i cittadini cinesi, e non è obbligatorio.

Inoltre, come spiega l’agenzia cinese statale Xinhua, il certificato contiene un codice Qr, che consente alle autorità degli altri Paesi di ottenere le informazioni sanitarie dei turisti provenienti dalla Cina. Infatti, come sottolinea un portavoce del Ministero degli Esteri cinese, lo scopo del certificato è di “aiutare a promuovere la ripresa economica mondiale e facilitare i viaggi oltrefrontiera”.

Il passaporto vaccinale in Europa: a che punto siamo?

Intanto, a che punto siamo in Europa con il passaporto vaccinale? Come aveva twittato qualche tempo fa Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, anche l’UE sta lavorando a una certificazione, chiamata Digital Green Pass.

L’obiettivo è certificare la vaccinazione, i test relativi al Covid-19 per chi non è stato vaccinato, e le informazioni sulla contrazione del virus e relativa guarigione. Lo scopo generale è dare la possibilità ai cittadini immunizzati di muoversi in sicurezza all’interno dell’Ue, riattivando il turismo europeo in vista dell’estate. Il funzionamento del passaporto dovrebbe prevedere che il viaggiatore vaccinato scarichi un codice QR e lo porti con sé mentre attraversa un altro Stato, senza impedimenti o restrizioni.

In parallelo, si punta a lavorare con organismi internazionali, come Oms, Ocse e Iata, affinché il passaporto europeo venga riconosciuto anche al di fuori dell’Ue.

Per ora si tratta solamente di un’ipotesi: si aspetta il 17 marzo per una prima formalizzazione, e la fine del mese per la realizzazione di un pacchetto normativo. Dopo si dovrebbe passare alla fase attuativa anche se, a causa del lavoro tecnico, sarà comunque necessario attendere almeno 2-3 mesi. Infine, toccherà ai singoli Paesi ultimare i passaggi interni perché il meccanismo funzioni adeguatamente.

Le posizioni degli Stati europei sul passaporto vaccinale

Non mancano le spaccature all’interno dell’Unione.

Alcuni Paesi, come Grecia, Spagna, Portogallo, Austria e Italia, sono sempre più entusiasti e convinti dell’iniziativa. Altri, invece, come Belgio, Paesi Bassi, Germania e Francia, sono perplessi. Le questioni più controverse sono due. La prima riguarda la questione della privacy, in quanto questa diffusione e condivisione dei dati personali vengono percepite come lesive. La seconda, invece, solleva il problema dell’ingiustizia etico-sociale che si creerebbe nel far circolare solamente i vaccinati.

Tale aspetto, infatti, oltre che discriminatorio, viene percepito prematuro, tanto più per Stati in cui la vaccinazione non ha ancora coperto una buona fascia della popolazione.