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Oggi, Chiara Poggi avrebbe compiuto 40 anni. Sarebbe una donna adulta: difficile dire se sarebbe rimasta a Garlasco o se ne sarebbe andata, se avrebbe avuto un marito, o dei figli. Queste sono tutte domande che rimarranno sempre senza risposta: la linea della vita di Chiara Poggi è stata recisa il 13 agosto 2007, mentre la ragazza si trovava nella casa in cui abitava con il resto della famiglia, nella provincia lombarda. Ad essere condannato per la sua morte – una morte cruenta, violenta e folle – è il suo fidanzato dell’epoca, Alberto Stasi, che da poco ha visto essere rigettato l’ennesimo ricorso presentato in Cassazione contro la condanna a 16 anni di carcere per omicidio aggravato.

Di Chiara Poggi, ora, rimane solo il tenero e straziato ricordo di madre, padre e familiari: il ricordo di una giovane ligia al dovere, riservatissima, devota a quel fidanzato che la storia giudiziaria e processuale ha definito come unico colpevole della sua morte.

Chiara Poggi: chi era, il lavoro, Alberto Stasi

Chi sarebbe diventata Chiara Poggi non si saprà mai, ma si sa chi era al momento della morte. Chiara aveva 26 anni: si era laureata con ottimi voti in economia e stata facendo uno stage presso uno studio commercialista.

La sua vita era divisa tra la costruzione della carriera come commercialista ed il rapporto, che viveva da 4 anni, con Alberto Stasi. La coppia sembra non avesse attriti né tensioni: all’epoca erano stati pubblicati i messaggi che i due si erano inviati fino a poche ore prima dell’omicidio, colmi di “mi manchi” e “ho voglia di coccole”.

Chiara Poggi: il ricordo di Alberto Stasi

In casa Poggi, Alberto Stasi era sempre il benvenuto: come Chiara, godeva della reputazione di ragazzo tranquillo e studioso e la famiglia Poggi lo aveva accolto come un figlio. Dai primi interrogatori con i magistrati, era stato proprio Stasi a descrivere la sua versione di Chiara Poggi: una ragazza innamorata, con la quale non aveva mai litigi se non qualche piccolo screzio da fidanzati.

Era molto concentrata sui suoi impegni lavorativi, che scandivano la sua vita. Non facevano neanche però grande vita domestica: non erano una coppia da pranzi in famiglia, e si vedevano per lo più quando i genitori erano assenti.

Il movente dell’omicidio non è mai stato definito: si è parlato dell’eventualità di un attacco di rabbia da parte di Stasi, o del fatto che Chiara potesse aver trovato il materiale pedopornografico che il fidanzato aveva sul computer e che questo potesse aver generato tra i due una tensione insostenibile, unita magari alla paura, da parte di Stasi, che la questione venisse fuori in famiglia.

Del motivo per cui Chiara sia stata uccisa, non si sa molto. La famiglia vive nel ricordo di lei: hanno cancellato Alberto Stasi dalle loro vite, e lo considerano colpevole al di là delle sentenze.

Chiara Poggi: il ricordo della famiglia

Ogni 30 marzo i Poggi si recano a Pieve Albignola, dove c’è un piccolo cimitero in cui la famiglia ha fatto seppellire Chiara. La sua tomba ha assunto anche un valore simbolico: molte persone passano di lì e portano dei fiori, per rendere omaggio alla ragazza morta per mezzo di una violenza indescrivibile.

Per lungo tempo quel cimitero è stato frequentato anche da Alberto Stasi, che per anni (quando le sentenze processuali erano di assoluzione e lui era a piede libero) ha fatto visita alla tomba dell’ex fidanzata.