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A Domenica In Mara Venier accoglie Piera Maggio, la madre di Denise Pipitone. La speranza che Olesya Rostova, la ragazza russa al centro di un possibile ribaltamento del caso, fosse realmente Denise si è affievolita con la prova del DNA, che ha dato esito negativo. “In ogni singola segnalazione c’è la forte speranza“, le parole della donna.

La storia di Denise Pipitone a Domenica In

La storia di Denise Pipitone e il possibile capovolgimento di un caso giudiziario ancora irrisolto hanno tenuto banco nelle ultime settimane. L’appello in diretta tv di Olesya Rostova presso un’emittente russa ha catalizzato l’attenzione anche in Italia, considerate le evidenti similitudini con la storia della piccola Denise.

Non solo somiglianze fisiche con la mamma della bimba, Piera Maggio, ma anche somiglianze anagrafiche con quella che sarebbe oggi Denise. Dalla segnalazione di una telespettatrice di Chi l’ha visto? sino al risultato del DNA, che ha rilevato come Olesya Rostova non sia Denise Pipitone: per la famiglia della piccola la battaglia alla ricerca della verità non è ancora conclusa.

Oggi, nello studio di Domenica In, Mara Venier affronta il delicato argomento accogliendo la signora Piera Maggio, madre della piccola scomparsa nel 2004 dal cortile di casa e della quale non si sono più avute tracce.

Il suo racconto, carico di dolore, ripercorre gli anni bui vissuti e la lotta di una mamma coraggio alla ricerca della verità e della giustizia. In studio con lei anche il suo legale, l’avvocato Giacomo Frazzitta, e il marito Pietro Pulizzi.

Piera Maggio: “Denise è la figlia di tutti

Piera Maggio, di fronte alla conduttrice Mara Venier, ringrazia tutti per l’affetto ricevuto nel corso di questi anni e l’interesse manifestato per questa difficile storia. La donna spiega: “Denise è la figlia di tutti.

Noi assorbiamo tutto questo bene e questa positività e ci dà ancor più carica, soprattutto a me, per andare avanti. Questi anni sono stati così pesanti. Si sopravvive, non è vita e ovviamente c’è la quotidianità di ogni giorno, ma in questi 17 anni abbiamo vissuto primariamente nella ricerca di Denise, nella verità e nella giustizia“.

La donna ritorna poi sulla storia di Olesya Rostova, la ragazza che alla fine si è rivelato non essere sua figlia Denise: “Ogni segnalazione va vagliata e quelle che si ritengono necessarie vanno fatte. Quella, per analogia del racconto della ragazza, meritava ulteriore conferma.

La procedura che abbiamo adottato è quella di chiedere il gruppo sanguigno, ed è stato fatto per accelerare i tempi”.

Le critiche alla televisione russa

Al centro delle critiche di Piera Maggio e del legale Frazzitta c’è anche l’emittente televisiva russa, che avrebbe voluto dichiarare il gruppo sanguigno di Olesya in diretta tv. La famiglia della piccola ha però voluto evitare una simile spettacolarizzazione di una storia complicata, come spiega la donna: “Loro ce l’avevano il gruppo sanguigno della ragazza russa, ma se noi volevamo saperlo dovevo prestarmi a quel teatrino: andare lì in trasmissione e fare questa sorta di teatro“.

In ogni singola segnalazione c’è la forte speranzaafferma la signora Maggio. –  Io a volte non ragiono più solo a cuore di mamma, purtroppo sono passati 17 anni e ho lasciato una bambina che allora aveva quasi 4 anni. Non sappiamo che viso realmente abbia, di conseguenza mi affido pure alle tecniche innovative. Però abbiamo tenuto un profilo molto basso perché sin da subito abbiamo detto di non volerci illudere. Questo ho fatto ed effettivamente ci siamo riusciti“.

Anche l’avvocato Frazzitta prende parola e si scaglia contro la tv russa: “Giocavano su cose serie, cose che qui in Italia non potremmo mai fare.

Giocavano su bambini rapiti e mamme di bambini rapiti. Noi abbiamo una cultura diversa, non immagineremo mai di fare un reality su cose così delicate“.

Le novità sul caso: “Si è parlato di depistaggi

La signora Maggio spiega successivamente come, dietro il rapimento di Denise, si celino depistaggi e misteri ancora oggi irrisolti. Un quadro ancora incompleto, ma destinato ad essere colmato da nuovi, importantissimi tasselli di questa intricata storia: “Oggi abbiamo una realtà più concreta, perché grazie anche alle ultime dichiarazioni di due procuratori si è concretizzato quello che abbiamo sempre sostenuto: sono emerse novità dove si è parlato di depistaggi voluti, non voluti, colpe e non colpe. Quindi è colpa di tante persone che hanno voluto che Denise non si trovasse“.

Ribadisce il medesimo concetto il legale della donna: “Io dico che ci vuole qualche atto di coraggio da parte di qualcuno. All’interno del nostro fascicolo c’è qualcuno che sa qualcosa e potrebbe aiutarci. Però come diceva Piera ci sono due magistrati che hanno detto delle cose importanti“.

Nessuna vendetta ma la ricerca della giustizia

La scomparsa di Denise 17 anni fa ha profondamente segnato la vita di mamma Piera Maggio, che si augura: “Adesso vorrei solo sapere dov’è Denise e poterla riabbracciare, e vorrei sapere finalmente la verità e mettere fine a tutto ciò. Io spero intanto che qualcuno possa parlare, ma oggi non cerco pietà: io oggi cerco la forza e il coraggio di altri di fare un passo avanti. Cerco coloro che hanno mentito fino adesso e hanno fatto falsa testimonianza, che parlino e dicano la verità. Sappiamo chi sono, non c’è dubbio su questo e in più questi due procuratori ci hanno messo il bollino addosso a queste persone. Stavolta non è solo Piera Maggio a dirlo, ma due procuratori“.

La forza che ha acquisito in questi lunghi anni l’ha sfruttata tutta nella ricerca della verità e della giustizia: “Non voglio vendette, ma giustizia. Siccome siamo persone oneste, giuste, e abbiamo continuato a rivolgerci alla giustizia e far sì che questo avvenisse, purtroppo la giustizia e lo Stato in un certo senso ci hanno ingannati. Questa deve essere un’indignazione di tutti gli italiani, poteva capitare a ogni singolo cittadino. Non è giusto, i bambini non spariscono nel nulla“.

L’avvocato Frazzitta: “Ci sono persone che sanno

Sebbene il mistero sia ancora irrisolto, il legale di Piera Maggio è convinto che molti sanno e non vogliono parlare. Per questo l’avvocato invita coloro che tacciono a sbottonarsi, a fornire il proprio personale contributo nella ricerca della verità: “Chi è assolto, è assolto, è inutile ritornare a rivangare aspetti e intercettazioni. Però è chiaro che all’interno di quel processo c’è tanto. Noi non stiamo facendo un processo mediatico, oggi ci sono giornalisti che hanno sempre lavorato e stanno facendo inchieste giornalistiche.

Noi ci aspettiamo quello che dice Piera: a Mazara ci sono persone che sanno e che dopo 17 anni possono aprirsi. Dateci i pezzi di questo puzzle che ci mancano. Piera Maggio ha il diritto di avere la verità. Oggi si parla di depistaggi e i giornalisti fanno il loro lavoro, ma adesso ci devono essere anche i magistrati che devono riaprire questa indagine. Oggi non si può stare più fermi“.

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