Chiara Appendino condannata per piazza San Carlo: le motivazioni della sentenza

Approccio frettoloso, imprudente e negligente“: sarebbe questo uno dei passaggi delle motivazioni della sentenza con cui la sindaca di Torino, Chiara Appendino, è stata condannata a 18 mesi per i fatti del 2017 a piazza San Carlo.

Chiara Appendino condannata per piazza San Carlo: le motivazioni

Tra le motivazioni della sentenza di condanna a carico di Chiara Appendino, emessa nel gennaio scorso a conclusione del processo sui fatti del 3 giugno 2017 a piazza San Carlo, sarebbe stato evidenziato, riporta Ansa, “un approccio frettoloso, imprudente e negligente“.

Era la notte della finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid, quando un’ondata di panico collettivo scatenò la fuga della folla presente per assistere alla partita davanti al maxischermo.

Il bilancio, gravissimo, fu di 2 morti 1.500 feriti.

Piazza San Carlo, Chiara Appendino condannata a 18 mesi

Secondo il gup Maria Francesca Abenavoli, la sindaca avrebbe “commissionato” la gestione del grande evento disinteressandosi “di tutti gli aspetti operativi“. Agli organizzatori, stando alle motivazioni riportate dalle agenzie di stampa in queste ore, le scelte dell’amministrazione avrebbero consegnato un perimetro troppo rigido entro cui operare, e in “condizioni la cui criticità era evidente“, riporta Adnkronos citando un passaggio del testo.

Nelle motivazioni della condanna, scrive La Stampa, si leggerebbe inoltre che la sindaca avrebbe deciso di svolgere l’evento in piazza San Carlo senza tener conto degli aspetti legati alla sicurezza e che “considerata la terribile stagione terroristica che l’Europa stava vivendo e che colpiva soprattutto in occasione di raduni con grande partecipazione di pubblico, la manifestazione avrebbe dovuto essere monitorata molto più da vicino da chi l’ha voluta realizzare“. Il sindaco paga per un gesto folle di alcuni ragazzi, così aveva commentato Chiara Appendino dopo la sentenza.

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