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Checco Zalone e il “Se lo sapevo, venivo!”. Si finge ancora una volta ignorante, ma dà una lezione a tutti

Checco Zalone scherza ai David di Donatello con la frase "Se lo sapevo, venivo!". Ma cosa c'è di veramente sbagliato?
checco zalone ai david di donatello

L’espressione Se lo sapevo, venivo da qualche tempo è diventata il simbolo dell’ignoranza. Chi non sa “scrivere” e chi non sa “parlare” l’italiano ‒ secondo alcuni ‒ userebbe il periodo ipotetico contenente il doppio imperfetto indicativo. Un tempo l’ignoranza di una persona veniva misurata in base a quante acca dimenticava; poi venne il tempo del congiuntivo e della sua “imminente estinzione”, e adesso si è preso di mira l’imperfetto indicativo, presente sia nella protasi (la parte del periodo ipotetico che contiene il «se» e che esprime la condizione: Se fossi qui) sia nell’apodosi (la parte del periodo ipotetico che esprime la conseguenza: sarebbe bello).

Checco Zalone: “Se lo sapevo, venivo!

Anche Checco Zalone ne ha approfittato. Nella serata in cui è stato premiato con il David di Donatello per la migliore canzone (“Immigrato”), in collegamento da casa sua ha esordito con un Se lo sapevo, venivo!, scatenando le risate decisamente forzate del presentatore. Ma è davvero così? Ma davvero dobbiamo demonizzarne l’uso? O, come al solito, le informazioni riguardo alla nostra lingua da parte dei non addetti ai lavori sono ancora una volta parziali e superficiali?

L’imperfetto indicativo tra il parlato e lo scritto

L’imperfetto indicativo, in realtà, è un tempo verbale molto adoperato nel parlato e non solo nel periodo ipotetico, quando bisogna formulare un’ipotesi su un fatto ormai irrealizzabile, ma anche in altri ambiti che conosceremo in questo articolo. Partiamo dal fatto che è raro trovare chi usa sia nella protasi sia nell’apodosi l’imperfetto indicativo, soprattutto nello scritto; viceversa è più realistico che nel parlato colloquiale e nella rapidità del momento, nel mezzo di un ragionamento ampio, possa scappare o nella protasi o nell’apodosi un venivo, un sapevo, un facevo: Se stavi attento, non sarebbe successo o Se fossi stato attento, non succedeva.

O anche il singolo uso, omettendo la parte della frase contenente il congiuntivo o quella contenente il condizionale: Perché non sei venuto con noi, ieri? Almeno ti divertivi un po’…

Stiamo parlando sempre del parlato, sfera in cui una comunicazione, un rimprovero o un ordine devono essere enunciati con rapidità. Situazione comunicativa in cui l’efficacia è più importante della forma.

Ma questo può accadere tranquillamente anche all’interno di un’aula. Se sbobinassimo una lezione o una conferenza di un qualsiasi professore o di una qualsiasi professoressa, noteremmo ripetizioni (molto efficaci durante una lezione frontale), autocorrezioni, lapsus, trasgressioni o presunte tali alla regola “ufficiale”, inclusa quella del periodo ipotetico, ecc. Lo scritto, invece, come ben sappiamo, ha altri tempi di scrittura e a volte altre regole.

Imperfetto indicativo: come usarlo

L’imperfetto indicativo è un tempo verbale molto utile e può semplificarci la vita nelle azioni che svolgiamo abitualmente.

Può essere usato al posto del condizionale presente (es. vorrei), quando il parlante deve fare una richiesta in modo educato e misurato, quando vogliamo essere serviti da qualcuno o quando vogliamo chiedere la disponibilità per qualcosa (imperfetto di modestia): Volevo cinque rosette e un filone sciapo; Desideravo, se fosse possibile, usare il pc della segreteria, ecc. Oppure, nel discorso indiretto, spesso si adopera con valore di citazione: Mi ha detto Marco che andava da Lucia. E ancora, molto comune nelle descrizioni (imperfetto descrittivo): Era una ragazza bellissima: aveva i capelli lunghi e neri e a volte li raccoglieva in una treccia… Per non parlare poi dell’imperfetto usato al posto del passato remoto, per narrare un avvenimento storico: Napoleone moriva il 5 maggio 1821.

Oppure, se mai qualcuno dovesse intervistarvi per un omicidio avvenuto nel vostro quartiere, l’uso dell’imperfetto iterativo, che indica un’azione svolta abitualmente da qualcuno, è d’obbligo: Salutava sempre…

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