massimo bossetti, la cassazione gli dà ragione e annulla l'istanza

La Cassazione si è di nuovo espressa a favore di Massimo Bossetti. L’uomo, condannato all’ergastolo in via definitiva per l’omicidio di Yara Gambirasio il 26 novembre 2010, tramite i suoi legali a gennaio aveva ottenuto la possibilità di riesaminare le prove del caso. Ora, i giudici della Corte Suprema hanno deliberato a suo favore anche per quanto riguarda la conoscenza dello stato di conservazione dei reperti.

Massimo Bossetti, la Cassazione gli dà ragione sulla conservazione dei reperti

Massimo Bossetti, arrestato a giugno del 2014 per la morte di Yara Gambirasio in quanto ritenuto l’Ignoto 1 di cui si sono trovate tracce di DNA, non ha mai smesso di proclamarsi innocente.

Dopo il terzo grado di giudizio la battaglia dei suoi legali, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, si è spostata su un riesame dei reperti, soprattutto quelli secondari, oltre quella che viene definita come “la prova regina”.

Lo scorso 21 maggio, riferiscono le fonti, la Cassazione ha dato ragione a Massimo Bossetti e annullato il provvedimento della della Corte d’Assise di Bergamo. I legali di Bossetti avevano richiesto di conoscere la modalità di conservazione dei reperti, dopo che per ben due volte si sono visti negare dagli stessi un’istanza riguardo le modalità operative con cui gli stessi sono stati analizzati.

Massimo Bossetti, i legali pronti a scatenare il terremoto

Contro la richiesta dei legali di poter analizzare di nuovo i cosiddetti reperti secondari, il Procuratore capo Antonio Chiappani e il pm Letizia Ruggeri, secondo cui quei campioni di DNA rilevati sugli indumenti di Yara sarebbero degli scarti, sebbene per la difesa sia da lì che sono state ricavate le tracce di Ignoto 1. Ebbene in queste ore, secondo quanto riportano le fonti, l’avvocato Salvagni si è detto pronto a “scatenare un terremoto” qualora “questi reperti fossero stati mal conservati“.

Se invece dovessero riuscire ad aver accesso alle prove, debitamente conservate, il terremoto potrebbe comunque esserci, perché “siamo certi che l’esame del Dna restituirebbe una risposta diversa da quella data in passato“.

Gli stessi legali si sono detti pronti a tornare una quarta volta in Cassazione se fosse di nuovo negato l’accesso ai reperti: l’obiettivo finale è il riesame delle prove e la richiesta di revisione della sentenza contro Massimo Bossetti. Il muratore di Mapello è stato condannato, ma “l’unico modo per dimostrare la propria innocenza è l’esame sui reperti e quindi l’esame del Dna, e si tratta di un esame che non è mai stato concesso“.

Tra le tracce analizzabili, non ci potrà essere tuttavia la “prova regina”, la traccia 31 G20 e unica a essere ritenuta effettivamente esaurita.

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