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Vaccino e vacanze: in che modo protegge la prima dose di vaccino e per quanto tempo si può aspettare prima del richiamo

Vaccini e vacanze: oltre che soglia temporale è opportuno non rimandare la seconda dose di vaccino dopo aver già ricevuto la prima? In che modo e per quanto si è immuni dopo la prima dose?
Vaccino e vacanze: quanto protegge la prima dose e per quanto tempo si è immuni prima del richiamo

La campagna vaccinale, da poco aperta anche alle fasce più giovani, procede a ritmo sostenuto in vista delle vacanze. Molti italiani potrebbero andare in ferie però dopo aver ricevuto la prima dose e potrebbero quindi decidere di rimandare di qualche giorno la seconda inoculazione.

Dopo la prima dose di vaccino quanto per quanto tempo si è protetti? In caso di appuntamento per la seconda dose durante le ferie estive, fin quando sarà possibile spostarlo?

Vaccino anti-Covid, prima dose: per quanto tempo è efficace

Trattandosi di vaccini mai adoperati prima, non esistono al momento test che possano affermare con certezza la durata della protezione dal Covid.

Gli studi in corso arrivano principalmente da Israele e dal Regno Unito che hanno iniziato le campagne vaccinali a dicembre 2020 e hanno rilevato come la protezione data dalle prime somministrazioni sia ad oggi ancora efficace, parlando dunque di una tempistica che si aggira attorno ai 6 mesi. È comunque provata la necessità di effettuare dei richiami ma si stanno ancora valutando modalità e tempistiche.

Secondo quanto si apprende sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità: “L’efficacia riscontrata dagli studi clinici si riferisce ad alcuni giorni dopo la seconda dose. Il massimo della protezione si ha, quindi, dopo questo periodo. Sebbene, secondo i primi dati riscontrati dalla campagna in corso, anche dopo la prima dose è verosimile che ci sia una certa protezione dal virus, questa non è immediata dopo l’inoculazione del vaccino ma si sviluppa progressivamente dopo almeno 7-14 giorni dall’iniezione. La seconda dose del vaccino, effettuata ad alcune settimane dalla prima, ha il compito di rinforzarla e renderla più prolungata“.

Vaccino, prima dose: di quanto riduce le infezioni

La stima di 7-14 giorni sarebbe quindi valida per tutti e quattro i vaccini attualmente somministrati in Italia (Pfizer, Moderna, AstraZeneca e Johnson & Johnson). La rivista scientifica British Journal of Medicine, in data 27 aprile, ha pubblicato uno studio che ipotizza su dati medici 28 giorni di tempo necessario per avere la massima efficacia della prima dose. Nel caso di AstraZeneca, questa efficacia sarebbe destinata ad aumentare ancora nei giorni successivi. Lo stesso studio, condotto su Pfizer e AstraZeneca, calcola inoltre una riduzione del 60%-70% della possibilità di contrarre un’infezione sintomatica e una riduzione dell’80% della possibilità di ammalarsi gravemente al punto da necessitare un ricovero ospedaliero.

Negli Stati Uniti, con Pfizer e Moderna, è stata calcolata una riduzione dei contagi dell’82% per gli operatori sanitari, percentuale che si riduce al 64% per gli over 65. Per Johnson & Johnson, invece, l’efficacia dell’immunizzazione è del 66,9% per Covid sintomatico e dell’85,4% per i casi di malattia grave.

Non c’è ancora una risposta certa, invece, per quanto riguarda le varianti del Covid: sembra possibile però che possano ridurre l’arco temporale di efficacia dei vaccini a oggi somministrati.

Vaccino: entro quando spostare la seconda dose?

Per spostare la seconda dose del vaccino in base al periodo delle proprie vacanze, i consigli dei medici raccomandano di non oltrepassare la soglia dei 6 mesi, oltre la quale potrebbe essere necessario ripetere il ciclo vaccinale dal principio. Molto importante però risulta muoversi e quindi andare in vacanza dopo aver ricevuto almeno la prima dose: uno studio della Public Health England ha misurato la trasmissione del virus, dopo la prima dose, studiando alcune famiglie dove fosse presente una persona positiva al Covid e tali trasmissioni sono risultate dimezzate.

Un ulteriore studio del British Journal of Medicine ha portato questa percentuale di riduzione nelle trasmissioni tra persone al 65%. La principale difficoltà nel fornire dati precisi dipenderebbe dal fatto che i vaccini a RNA messaggero (Pfizer e Moderna) non esistevano prima dell’avvento della pandemia, mentre quelli a vettore virale (AstraZeneca e Johnson & Johnson) non erano mai stati somministrati a un numero di persone così elevato.

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