Lucia Azzolina ex ministra dell'istruzione

Dopo tutte le polemiche suscitate dai miei ultimi editoriali, polemiche a dire il vero stuzzicate da alcuni lettori e lettrici che sostengono che io non dovrei occuparmi di politica, cosa che in effetti non faccio, occupandomi io di parole della politica (cosa ben diversa, anche se mi rendo conto che a uno sguardo disattento e superficiale possa sembrare la stessa cosa), devo tornare ad occuparmene.

Coincidenza vuole che anche questo giro tocca ai 5 Stelle, che da Di Maio a Conte ad Azzolina a Toninelli sono davvero una fonte inesauribile di brutte sorprese. Mi rendo conto che, poiché tendo a scrivere più dei 5 Stelle che di altri partiti, possa sembrare che io ce l’abbia con loro, ma si tratta di un bias, di una distorsione cognitiva e di una gran fallacia di ragionamento.

Quando Giorgia Meloni, settimane fa, in compagnia di Tajani, hanno fatto le loro sparate sul tema famiglia, non mi sembrava vero: finalmente posso scrivere anche di loro, ho pensato! E poi il nulla.

Non perché le posizioni politiche di Meloni o Tajani non meriterebbero altri commenti, s’intende: semplicemente perché sono espresse in italiano comprensibile e non richiedono la mia attenzione. Nel frattempo, mi sono arrivati altri commenti rispetto al mio articolo su Conte: allora, sintetizzo per il lettore, meglio Dell’Utri che parlava bene ma guarda che delinquente che era.

Ma come, siamo ancora a questo livello di bassezza mentale? Perché dobbiamo ridurci a scegliere fra due opzioni entrambe spiacevoli? O la persona colta che ti frega, o la brava persona ignorante (posto che si tratta di etichette espresse nei commenti ricevuti, e non mie)?

Io sogno un mondo in cui i miei rappresentati politici, qualsiasi bandiera rappresentino, siano competenti, colti e pure onesti. È chiedere troppo o mi devo accontentare di un ministro ignorante solo perché chi parla bene è stato disonesto?

Io non mi voglio accontentare, aspiro sempre al meglio. Chi fa commenti del genere, invece, dimostra solo una cosa: accetta il meno peggio dalla vita che, come filosofia, mi sia consentito, non è proprio un granché. 

Formigoni, il suo vitalizio è “scatarrare sui cittadini”

Eccoci al fattaccio. L’ex ministra Lucia Azzolina, in un dibattito condotto da Bianca Berlinguer e che vedeva coinvolto anche Paolo Mieli, viene punzecchiata dalla conduttrice a proposito di una frase che Azzolina medesima ha detto a proposito di Formigoni e del suo vitalizio, dicendo che si trattava di “scatarrare sui cittadini”.

 

Berlinguer rileva che si tratti di un termine orrendo e Azzolina risponde: “Normalmente non uso quelle parole, ma la decisione mi ha suscitato un vero e proprio senso del disgusto. E quel verbo, che ahimé è di lingua italiana, provoca quel senso”.

Al di là del “verbo di lingua italiana”, frase che dichiara una discreta povertà lessicale e una meno discreta povertà sintattica, il concetto è che quando si parla ai cittadini dall’alto di un ruolo istituzionale, ci si muove (ci si dovrebbe muovere) verso l’alto del cosiddetto asse diastratico, ovvero l’asse che misura lo “strato” sul quale ci si trova e verso l’alto sul cosiddetto asse diafasico, che misura la “confidenza” che si ha con l’interlocutore.

Inoltre, ci si muove sull’asse diamesico, che valuta il mezzo sul quale si esprimono le idee.

In sintesi: a cena, con gli amici, dopo un paio di bicchieri di rosso e una tagliata con i porcini, “scatarrare” andrebbe bene (si fa per dire). Nel bel mezzo del dibattito politico, no. È indice di una grave ignoranza della forma più appropriata per esprimere una idea. La cosa buffa è che io sono (attenzione, adesso arriva una opinione personale) assolutamente d’accordo con lei: l’idea del vitalizio a Formigoni, sebbene “legale”, mi infastidisce un poco, per i trascorsi truffaldini e le condanne del personaggio medesimo.

Ma proprio perché è una idea che vale la pena di essere espressa con forza, esprimerla in modo così squallido e povero le toglie quella valenza che meriterebbe di avere. Io sono più che certo che esistano altri modi per esprimere lo stesso concetto.

Tornado al discorso di prima: è davvero troppo chiedere che un personaggio pubblico e coinvolto nella res publica sappia utilizzare altri termini? Anche perché, e qui tocchiamo un tasto molto dolente, la ricerca ha evidenziato una stretta correlazione fra la quantità di vocabolario a disposizione di una persona e la sua capacità di risolvere problemi complessi: più parole hai, più verbi conosci, più sai utilizzare con perizia il linguaggio e più il tuo cervello saprà affrontare situazioni sfidanti. 

Edulcorare: un lapsus o è proprio una mancanza lessicale?

A tal proposito, ricordo anche che Lucia Azzolina ha avuto l’onere di gestire la didattica dei nostri ragazzi in piena pandemia. Quando la sento sbagliare clamorosamente la scelta dei verbi, mi chiedo che tipo di decisioni abbia preso. Se Azzolina definisce “scatarrare” un verbo edulcorato invece di colorito, è un lapsus o è proprio una mancanza lessicale? Certo, se andiamo a spulciare gli archivi troveremo una serie di conferme che ci fanno propendere per la seconda ipotesi: le sue dichiarazioni del tutto incomprensibili sulla organizzazione della didattica sono diventate virali proprio perché assurde. E quindi, torniamo al punto di partenza: è così audace pretendere che un Ministro (o ex) sappia esprimere i propri pensieri in modo corretto? Noi cittadini non ci meritiamo leader che si facciano capire quando parlano? 

P.s. Dico per i censori in agguati: e allora Salvini al Papetee Beach? Vedete, ormai vi conosco.