conte draghi grillo

Il Movimento 5 Stelle esce con le ossa rotte dall’approvazione all’unanimità in Consiglio dei Ministri della riforma della giustizia della ministra Cartabia. Le parole di Giuseppe Conte, che preannuncia una battaglia in Parlamento dove il testo arriverà il 23 luglio, infiammano ulteriormente il dibattito all’interno dei pentastellati, sempre più divisi tra i governisti di Grillo e Di Maio e chi mal digerisce il governo Draghi.

Domani ci sarà una riunione con i ministri e i parlamentari con al centro proprio il nodo della prescrizione, un tentativo per serrare i ranghi. Le linee sembrano però tracciate, specialmente dopo i retroscena su una telefonata tra il presidente del Consiglio Mario Draghi e il garante del Movimento 5 Stelle, che sarebbe l’autore del diktat di votare a favore della riforma.

Grillo e Draghi: la telefonata prima del voto della riforma della Giustizia

Poco prima dell’inizio del Consiglio dei Ministri, la linea che sembrava il Movimento 5 Stelle avrebbe seguito era quella dell’astensione. Poi è arrivato il voto favorevole all’unanimità da parte dei ministri pentastellati in Cdm, nonostante i malumori, che ora trova una spiegazione. È Il Fatto Quotidiano a rivelare come poco prima una telefonata fatta dal presidente Draghi a Beppe Grillo abbia smosso le acque per assicurare il voto alla riforma della ministra Cartabia, nonostante il tasto dolente della prescrizione.

A pesare la confusione all’interno dei gruppi parlamentari, senza una leadership chiara e divisi dalla battaglia interna, ormai logorante.

La telefonata, che non è stata smentita da Palazzo Chigi, ha contribuito a rendere ancora più infuocata l’atmosfera nel Movimento 5 Stelle. A prendere il sopravvento sarebbe ora l’ala governista guidata da Grillo e Luigi Di Maio, ma non a tutti va giù questa accettazione totale della maggioranza.

Draghi, d’altronde, ha toccato una bandiera importante per il Movimento, e ha proceduto alla smantellazione di alcune iniziative del precedente governo Conte, come il cashback.

Provocazioni nella maggioranza: Renzi attacca il reddito di cittadinanza

Ciliegina sulla torta di questo malpancismo governativo è l’attivismo di Matteo Renzi. Il segretario di Italia Viva sta facendo tutto il possibile per picconare il Movimento 5 Stelle, trovando un alleato di comodo in Matteo Salvini, come dimostra la convergenza sul Ddl Zan. Ecco dunque la proposta nel 2022 di “una raccolta firme un referendum abrogativo del reddito di cittadinanza.

Vogliamo che siano gli italiani a dire se il reddito di cittadinanza è diseducativo e va mantenuto o no“, ha dichiarato al convegno dei Giovani di Confindustria.

Obiettivo, più che l’abolizione del sussidio, è la provocazione, di cui Renzi è maestro. L’asse PD-Movimento 5 Stelle limita il peso di Italia Viva all’interno della maggioranza, non a caso il partito sembra sempre più vicino alle posizioni del centro-destra. Quindi qual modo migliore per dividerla che spaccare lo stesso Movimento, di cui presumibilmente la parte contiana uscirà dal governo?

E la riforma della Giustizia sembra essere il casus belli perfetto, contribuendo ad aumentare la pressione.

Le pressioni sul Movimento funzionano: le parole di Conte

La riforma della Giustizia ha contribuito a dare l’assist a Giuseppe Conte per fare una conta dei malumori all’interno del Movimento 5 Stelle, eventuali ribelli della linea Grillo. La chiamata alle armi è arrivata proprio dalla stessa conferenza a cui ha parlato Renzi: “Apprezzo il lavoro della ministra Cartabia, si è molto impegnata, ma io non canterei vittoria, non sono sorridente sull’aspetto della prescrizione, siamo ritornati a una anomalia italiana“.

Una fronda parlamentare che potrebbe costare cara al Movimento 5 Stelle, aizzato anche dagli ex delusi, come Alessandro Di Battista. “Lo stop alla prescrizione era una norma voluta da tutto il Movimento, presentata in campagna elettorale nel 2018 e che è costata la testa del ministro Bonafede. E i governisti, al posto di difendere una conquista, si calano le braghe“, tuona il pasdaran dalle pagine di TPI. “A Draghi bastano un paio di telefonate per portarsi dalla sua parte chi un tempo riteneva irriverenza e intransigenza dei valori“, continua l’intervento, durissimo contro gli ex compagni di partito.

L'intervento di Alessandro Di Battista sulla riforma della giustizia
L’intervento di Alessandro Di Battista sulla riforma della giustizia

Alfonso Bonafede: sulla Giustizia “timoroso e ossequioso benestare”

Anche Alfonso Bonafede scende in campo sulla riforma della Giustizia e la linea dettata da Beppe Grillo. Su Facebook, l’ex Guardasigilli scrive un lungo post: “Qualcuno approfitta della riforma del processo penale passata ieri in consiglio dei ministri, con il timoroso e ossequioso benestare dei ministri M5s (che non hanno avuto nemmeno il tempo e la possibilità di analizzare la proposta), per attaccare me e le battaglie che ho portato avanti (e che rifarei domattina, a testa alta, senza battere ciglio)“.

Per Bonafede, la riforma Cartabia “rischia di trasformarsi in una falcidia processuale che produce isole di impunità e che, comunque, allungherà i tempi dei processi“. Il giudizio sui ministri pentastellati è implacabile: “Purtroppo, ieri il M5s è stato drammaticamente uguale alle altre forze politiche nonostante fosse trapelata la volontà di un’astensione. Per ripartire, se si vuole veramente ripartire, bisogna avere la consapevolezza dei propri limiti: nell’unanimità improvvisata di ieri che ha visto tutti insieme a tutti, si è inevitabilmente e oggettivamente annacquata una battaglia durata 10 anni“.

Il post di Alfondo Bonafede su Facebook

La difesa della riforma di parte del Movimento 5 Stelle

A testimoniare quanto sia profonda la diversità di vedute all’interno dei pentastellati è un post apparso sul sito del Movimento, che si propone di “fare chiarezza”. Nell’intervento, non firmato, si legge: “Sulla riforma della giustizia, in queste ore stiamo sentendo e leggendo ricostruzioni d’ogni tipo. Ma, per fortuna, ci sono i fatti. E i fatti dimostrano che è stato fatto un lavoro che ha consentito di salvare la riforma della prescrizione che gli altri partiti avrebbero voluto cancellare del tutto, con un colpo di penna“.

Oltre a difendere i compromessi con le altre forze politiche, il post lancia anche un appello chiaro: “Attenzione: questo testo dovrà andare in Parlamento. E ci proveranno, state sicuri, tutti, a smantellare le conquiste che abbiamo ottenuto. Dobbiamo farci trovare pronti, ancora una volta a difendere col coltello fra i denti quanto conquistato“. Il dubbio, però, è che queste parole più che rivolgersi ai rivali nella maggioranza siano indirizzate ai riottosi colleghi di partito.

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