Matteo Renzi indagato

Matteo Renzi e Lucio Presta sarebbero indagati: le ipotesi al vaglio sarebbero finanziamento illecito e false fatturazioni. Il leader di Italia viva e il manager dei vip sarebbero stati iscritti dalla Procura di Roma nell’ambito di una inchiesta riguardante i rapporti economici tra i due.

Matteo Renzi e Lucio Presta indagati per finanziamento illecito e false fatturazioni

La notizia che riguarda Matteo Renzi e Lucio Presta, riporta Ansa, è stata anticipata dal quotidiano Domani secondo “la procura di Roma ha iscritto il leader di Italia Viva nel registro degli indagati qualche settimana fa, in merito a un’inchiesta sui rapporti economici tra Renzi e l’agente televisivo“.

Nel fuoco dell’inchiesta, stando a quanto riferito, i bonifici per il documentario del leader di Iv intitolato “Firenze secondo me”, realizzato dalla società di Presta Arcobaleno Tre e nel 2019 finiti in una relazione dell’antiriciclaggio della Uif. Finanziamento illecito e false fatturazioni sarebbero le ipotesi di reato. Nei giorni scorsi, scrive Adnkronos, sarebbe stata condotta una perquisizione nei confronti del produttore e sarebbero stati acquisiti documenti.

Matteo Renzi e Lucio Presta indagati: l’inchiesta a Roma

L’inchiesta sarebbe stata aperta dalla Procura di Roma.

Secondo quanto riportato dal quotidiano, il documentario in questione sarebbe “costato quasi un milione di euro tra compenso per Renzi e spese di produzione” e “ad oggi non ha incassato nulla. I soldi ottenuti dall’amico Presta, già organizzatore della Leopolda, servirono invece a Renzi, nell’autunno del 2018, a restituire parte del prestito da 700mila euro che aveva ricevuto dalla famiglia Maestrelli per l’acquisto della villa di Firenze. Un prestito anomalo che finì nelle maglie dell’antiriciclaggio (i soldi furono bonificati dai Maestrelli attraverso il conto corrente dell’anziana madre, e da qui finirono su quelli dei Renzi), ma in quel caso la procura di Firenze non ravvisò gli estremi del finanziamento illecito, nonostante nel bilancio 2018 dell’azienda dei Maestrelli da cui partì la provvista il destinatario finale del prestito (un politico) non era stato segnalato come vuole la legge sul finanziamento alla politica“.

Presta, al tempo – scrive ancora il quotidiano Domani, riportato da Ansasi giustificò dicendo che per lui l’operazione ‘Firenze secondo me’ era un investimento nel tempo, e che i diritti sul documentario (che fece meno del 2 per cento di share) avevano a suo giudizio un valore economico di rilievo, e insindacabile.

Renzi dal canto suo ha sempre spiegato al suo entourage che non è affar suo se Presta vuole pagarlo come una star del cinema al pari di Benigni o Giancarlo Giannini”.

Secondo lo scenario descritto dal giornale, la Procura di Roma sarebbe al lavoro per vagliare la “regolarità dell’operazione. L’attenzione dei pm, secondo Domani, sarebbe centrata soprattutto su “altri due contratti e relativi bonifici da centinaia di migliaia di euro a favore di Renzi, scoperti dopo una verifica fiscale nella sede dell’Arcobaleno Tre.

Denaro versato dalla società del manager all’ex premier per la cessione dei diritti d’immagine e per alcuni progetti televisivi che i due avrebbero dovuto fare insieme“.

I magistrati, riferisce ancora il quotidiano, “parlano infatti di ‘rapporti contrattuali fittizi, con l’emissione e l’annotazione di fatture relative a operazioni inesistenti, finalizzate anche alla realizzazione di risparmio fiscale, consistente nell’utilizzazione quali costi deducibili inerenti all’attività d’impresa costi occulti del finanziamento della politica’. I programmi ipotizzati non sono infatti mai stati fatti, e soprattutto – conclude il quotidiano – i pagamenti al politico non sono stati iscritti al bilancio“.

Matteo Renzi indagato: il commento del leader di Italia viva

“Oggi alle cinque e mezza mi chiama un giornalista, Emiliano Fittipaldi, e mi dice ‘senatore, ti comunico che sei indagato dalla procura di Roma’. Di solito queste comunicazioni le fanno i magistrati o la polizia giudiziaria, in Italia l’informazione viene data da un giornalista…”. È l’incipit con cui Matteo Renzi, in un video su Facebook, commenta la notizia dell’indagine a suo carico: “Questo avviso di garanzia non so in che cosa possa sostanziarsi, si parla di una mia attività professionale che sarebbe finanziamento illecito cosa che non sta né in cielo né in terra. Quando arriveranno gli atti, e non i tweet dei giornalisti, potremo confrontarci nella sede del processo. Quello che mi colpisce è che qualcuno pensa forse che io mi possa fermare di fronte a certe cose, innervosirmi o scoraggiarmi: chi mi conosce sa che io sono uno di quelli che davvero va controcorrente e che non ha avuto paura di andare contro tutto e tutti per cambiare un governo. Vi immaginate se possono farmi paura un qualche velato avvertimento o un qualche avviso di garanzia comunicato via stampa in un determinato giorno“, cioè quello dell’uscita del libro.

Guarda il video:

A stretto giro il commento, riportato da Huffington Post, del legale di Arcobaleno Tre, Federico Lucarelli, che in una nota avrebbe spiegato quanto segue: “Abbiamo saputo di questa indagine solo pochi giorni fa e ci siamo subito messi a disposizione dell’autorità giudiziaria, per chiarire rapporti di collaborazione nel campo delle prestazioni artistiche e autorali da parte di Matteo Renzi, che risalgono a quasi tre anni fa, inerenti il documentario ‘Firenze secondo me’, di cui si era parlato pubblicamente al momento in cui la società Arcobaleno Tre aveva proposto a Matteo Renzi di produrla con la sua collaborazione autorale e conduzione. Contrariamente a quanto si legge, si tratta di prestazioni esistenti, regolarmente fatturate all’Arcobaleno Tre e pagate alla persona fisica, quale corrispettivo dell’attività svolta, non al politico o al partito. Stiamo presentando una memoria con documentazione contrattuale e bancaria che certamente sarà motivo di attenta valutazione da parte della procura, onde fugare ogni dubbio sulla posizione dei signori Presta”.