ucciso al bancomat: svolta nelle indagini

Svolta nelle indagini sull’omicidio del 69enne Giovanni Caramuscio, ucciso a colpi di pistola mentre prelevava dal bancomat a Lequile, in provincia di Lecce. Il delitto si sarebbe consumato sotto gli occhi della moglie che lo attendeva in auto e nelle ultime ore l’inchiesta avrebbe registrato una decisiva accelerazione per risolvere il caso.

Ucciso mentre preleva dal bancomat: svolta nelle indagini

Giovanni Carauscio, ex direttore di banca in pensione, è stato ucciso la sera del 16 luglio scorso a Lequile, nel Leccese, durante un prelievo dal bancomat. Ad attenderlo in auto la moglie, che avrebbe assistito impotente al tentativo di rapina finito nel sangue.

In azione, secondo la ricostruzione emersa, due uomini la cui identità era rimasta inizialmente ignota.

Gli aggressori, infatti, dopo l’omicidio si sarebbero dati alla fuga, ma ora c’è una nuova svolta dopo il fermo di un primo sospettato. Stando a quanto riportato dall’Ansa, anche il secondo ricercato dai Carabinieri per la morte del pensionato 69enne sarebbe stato individuato e ora sarebbe anch’egli sottoposto a fermo d’indiziato di delitto. Destinatario del provvedimento, emesso dalla Procura della Repubblica di Lecce, un 28enne originario di Tricase e residente nella città in cui è stato compiuto l’omicidio.

Ucciso mentre preleva dal bancomat: due sospettati fermati dai carabinieri

Il 28enne fermato poche ore fa sarebbe accusato di essere il complice dell’altro uomo individuato dalle forze dell’ordine. Si tratterebbe di un 31enne albanese arrestato il 17 luglio e, secondo quanto emerso, ritenuto esecutore materiale del delitto. Su entrambi graverebbe l’accusa di omicidio aggravato, in concorso, porto abusivo di arma alterata e ricettazione.

A inchiodare il 28enne, riporta Ansa, sarebbe stata una felpa abbandonata in un pozzo la sera del delitto e ritrovata nell’immediatezza del fatto dai Vigili del fuoco.

Le immagini del sistema di videosorveglianza intorno alla scena del crimine avrebbero restituito la conferma che si trattava proprio dell’indumento indossato da uno dei rapinatori, nella fattispecie dall’unico non armato. La stessa felpa, come emerso, con cui il giovane apparirebbe in alcuni scatti condivisi sul suo Facebook.