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Green pass obbligatorio in Italia: le ipotesi sul tavolo. Quante dosi servono per andare a ristorante

Il governo pensa al Green pass. Domani la giornata decisiva per capire cosa accadrà e come andrà usato il certificato nel nostro Paese. Non solo, sul tavolo del Governo anche le dosi minime per ottenerlo e le zone gialle per cui sarà rivisto il metodo di assegnazione del colore relativo alla fascia di rischio. Green […]
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Il governo pensa al Green pass. Domani la giornata decisiva per capire cosa accadrà e come andrà usato il certificato nel nostro Paese. Non solo, sul tavolo del Governo anche le dosi minime per ottenerlo e le zone gialle per cui sarà rivisto il metodo di assegnazione del colore relativo alla fascia di rischio.

Green pass allargato: quando farlo valere

Il Green pass francese ha fatto immediatamente discutere tutta la politica italiana e ora sul tavolo c’è la modifica al nostro.

Il presidente del Consiglio Mario Draghi sarebbe propenso a cercare una nuova strada, potenzialmente sulla falsa riga di quanto fatto dai francesi. Sembra, stando ad alcune notizie diffuse prima della decisione del governo, che nei ristoranti potrebbe prevalere l’idea del sottosegretario alla Salute Andrea Costa sull’utilizzo del pass a seconda della situazione. Vediamo come:

Green pass sarebbe valido con una dose di vaccino per andare al ristorante al chiuso; mentre sarebbe necessaria la doppia dose per i luoghi più affollati. Per ora comunque è solo una proposta per cui la discussione si prospetta già serratissima.

Il desiderio è quello di non rischiare il passaggio di colore delle regioni e fermare quindi la corsa della variante Delta.

Nuovo decreto il 26 luglio

La decisione del Governo verrà presa nelle prossime ore: il Consiglio dei ministri si riunirà entro giovedì in modo da permettere a un nuovo decreto di entrare in vigore lunedì 26 luglio.

In ballo anche la proroga dello stato di emergenza per altri tre mesi.

A cambiare saranno anche le regole per cambiare fascia di rischio, insomma, il colore delle regioni. Sembra che sia stato deciso di dare priorità, per cambiare area di rischio, al numero di persone ricoverate in area medica e in terapia intensiva e quindi non soltanto all’incidenza dei nuovi positivi ogni settimana su centomila abitanti, che è la modalità che funziona fino a questo momento.

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