agricoltura, produzione alimentare

Quale impatto potranno avere le emissioni di gas serra sulla produzione alimentare? Il tema è piuttosto complesso e delicato, tanto da finire sotto la lente di ingrandimento non solo del mondo scientifico, ma anche di quello politico. In quest’ottica, una recente ricerca coordinata dall’università finlandese di Aalto ha evidenziato come il riscaldamento globale potrebbe mettere a rischio circa un terzo dell’intera produzione mondiale di cibo.

Gas serra: un terzo della produzione mondiale di cibo a rischio

Come abbiamo imparato a capire negli ultimi anni, le emissioni di gas serra stanno causando in tutto il mondo un aumento delle temperature di difficile gestione.

Più aumentano le temperature, maggiori sono le porzioni di territorio che diventano inadatte alla coltivazione. Secondo il professor Matti Kummu, uno degli autori dello studio, il trend attuale non è più sostenibile: “Una crescita rapida e fuori controllo delle emissioni di gas serra – spiega sul sito dell’Università di Aalto – potrebbe portare, entro la fine del secolo, più di un terzo dell’attuale produzione alimentare globale a cadere nelle condizioni in cui oggi non si riesce a produrre cibo”. A tale proposito lo studioso parla di “spazio climatico sicuro”, cioè di quell’area in cui attualmente avviene il 95% della produzione agricola mondiale.

Se si modifica la combinazione di tre specifici fattori climatici, vale a dire precipitazioni, temperatura e aridità, questo spazio adatto all’agricoltura si assottiglia enormemente. Nello scenario peggiore preso in considerazione, con emissioni di gas serra in aumento nei prossimi anni, il 31% delle coltivazioni si troverà al di fuori dello spazio climatico sicuro entro il 2090. La buona notizia è che, se si riuscisse a contenere l’aumento delle temperature tra 1,5 e 2°C, la percentuale di territorio coinvolto scenderebbe all’8%.

Gas serra e agricoltura, un rapporto ambivalente

La questione legata all’agricoltura è, del resto, assai ambivalente: come sottolinea anche la Fao, i sistemi alimentari di tutto il mondo sono responsabili di oltre un terzo delle emissioni mondiali di gas a effetto serra. Considerata nel complesso delle varie filiere, cioè, la produzione di alimenti genera gas serra, ma è poi fortemente influenzata dal cambiamento climatico che queste emissioni causano nel lungo periodo. Si tratta, in altre parole, di un vero e proprio cortocircuito di non facile soluzione, tenuto conto degli interessi ambientali, economici e sociali.

Gestire questi interessi, spesso divergenti, è ormai diventato prioritario anche per le singole nazioni. Pur tra mille difficoltà, Unione europea e G7 hanno cercato di affrontare il problema e di delineare un percorso che conduca alla neutralità climatica entro il 2050. L’aumento incontrollato delle temperature rischierebbe di avere un impatto economico troppo alto: “Se lasciassimo crescere le emissioni, l’aumento delle aree desertiche sarebbe particolarmente preoccupante, perché in queste condizioni quasi nulla può crescere senza irrigazione – conclude il professor Matti Kummu – Entro la fine di questo secolo potremmo vedere più di 4 milioni di chilometri quadrati di nuovo deserto in tutto il mondo”.

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