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Addio al benvenuto a bordo di Lufthansa: non è inclusivo. Quando la lingua si fa specchio del cambiamento

Lufthansa annuncia di voler togliere il saluto di benvenuto a bordo perché non inclusivo. L'analisi di Manolo Trinci
Buongiorno Lufthansa

La compagnia aerea Lufthansa, qualche settimana fa, ha annunciato che toglierà il saluto «Signori e signore, benvenuti a bordo», che da sempre ha accolto i passeggeri e le passeggere sugli aerei, perché non è neutro e inclusivo. Incuriosito da questo, sul mio profilo Instagram, ho chiesto ai miei appassionati seguitori, tramite un sondaggio, che cosa ne pensassero di questa notizia, e più del 70% ha risposto in modo negativo, trovando questo cambiamento fuori luogo o/e troppo forzato.

Niente di nuovo, c’era da aspettarselo, atteggiamento umano, naturale, ci vuole tempo per digerire delle novità in generale, figuriamoci dei cambiamenti che riguardano la nostra lingua, il nostro modo di indicare e descrivere la realtà intorno a noi.

Non è facile resettare tutto e abbandonare ciò che normalmente, fino all’altro ieri, abbiamo sempre nominato con un certo termine.

La lingua non può includere ogni cosa

Visto che la decisione, a quanto sembra, è stata presa, proviamo a giocare insieme e a pensare a quali forme si potrebbero usare per risultare più inclusivi.

Non adopereremo le desinenze di cui si parla spesso negli ultimi tempi, anche perché sarà difficile che queste trovino posto nella nostra lingua e nei contesti formali, almeno in tempi brevi, visto che i problemi di inserimento che si trascinano dietro, sia di pronuncia, sia di morfologia, non sono pochi.

E poi, è bene ricordarlo, credere che la lingua possa includere e incasellare qualsiasi cosa, persona o animale, è quantomeno assurdo. Non bisogna infatti confondere la grammatica nuda e cruda con la realtà. Se dovessimo dar retta alla grammatica, e prendere alla lettera tutto ciò che ci dice, dovremmo definire, ad esempio, come cose anche le piante e gli alberi, visto che questi due nomi rientrano appunto nella categoria grammaticale dei nomi comuni di cose.

Nella realtà, infatti, tranne i bambini, i quali nei primi anni di vita per forza di cose parlano come scuola insegna, i parlanti adulti non definiscono un albero una cosa, ma lo indicano o tramite il sostantivo pianta (o albero, appunto) o con il nome della specie a cui appartiene: pino, tiglio, salice, cerro, ecc. Nell’immaginario comune, il parlante maturo indica come cosa, quando è proprio costretto o magari non ne conosce l’identità, un oggetto inanimato: soprammobile, bicchiere, vaso ecc.

Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana

Tornando al gioco di oggi, anche se non avremo moltissima scelta, vediamo cosa si può fare con il materiale che la nostra lingua ci mette a disposizione. Possiamo chiedere aiuto, volendo, anche ad Alma Sabatini, una scrittrice e linguista, che nel 1987 scrisse “Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana”, un testo facilmente reperibile in modo gratuito in rete (basta googlare il titolo), che ci aiuta a trovare termini e forme più inclusivi.

All’inizio delle sue Raccomandazioni, troviamo subito una valida alternativa, la parola persona al posto di uomo (inteso come individuo della specie umana, donna inclusa, ovviamente): Buongiorno a tutte le persone che hanno scelto di viaggiare con noi!

Fila? Potrebbe. Oppure, al posto di signori e signore, potremmo usare individuo, ma sarebbe estremamente freddo, e questo sì, poco inclusivo, nel senso che sarebbe orribilmente poco accogliente e fuori contesto.

Non dobbiamo dimenticare che la lingua non viene usata solo per parlare di tutto ciò che ci circonda e per includere; ma viene usata anche e soprattutto per essere ricordati, per sedurre, per vendere (è brutale, ma è così) o per far sentire le persone parte di un progetto e di una squadra, e chi lavora con le parole, sa benissimo di che cosa parlo.

Un testo con un asterisco perde di efficacia; un testo con le due forme scritte per esteso, ripetute più volte e non solo all’inizio di un elaborato (buongiorno a tutte e a tutti!

), allunga di molto i periodi, fa perdere brillantezza allo scritto e annoia il lettore e la lettrice.

Buongiorno, gente!

Altra alternativa. Il nome collettivo gente sarebbe, invece, troppo confidenziale e forse troppo invadente e poco serio. Buongiorno, gente!; oppure Buongiorno a tutta la gente presente! Forse potrebbe andare bene per un animatore turistico. Altre ipotesi potrebbero essere quelle di sostituire signori e signore con clientela: Buongiorno e benvenuta alla gentile clientela! Opzione non nuova, non di rado capita di sentirla all’interno di qualche centro commerciale: Si informa la gentile clientela che il centro commerciale chiuderà alle ore 20:00… Valida opzione come la prima, ma forse anche questa farebbe sentire le persone alla stregua di bancomat ambulanti; ci guadagneremmo in inclusività, ma ci perderemmo, come per individuo, in coinvolgimento, e la persona che ha scelto la nostra compagnia si sentirebbe un numero. Cosa sbagliatissima. Per non parlare poi di avventori, consumatori, pubblico, ecc.

Alla ricerca di un parola buona

Non so come se la caverà la compagnia tedesca, ma una cosa l’abbiamo capita: la lingua è imperfetta, e ci sarà sempre qualcuno o qualcuna che si sentirà escluso o esclusa. Ma come ho ribadito più volte, la scrittura non è per tutti; scrivere è faticoso, stressante e logorante, e trovare le parole adatte in ogni circostanza non è sempre una passeggiata. Ma allora, che cosa possiamo fare? Sperimentare, provare, informarci. E una parola buona, anche se non per tutti (e per tutte), riusciremo a trovarla.

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