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Viviana Parisi e Gioele Mondello, nuove ipotesi sulla loro morte. Parla il consulente: “evidenze scientifiche”

A più di un anno dalla morte e ritrovamento di Viviana Parisi e il piccolo Gioele, il criminologo spiega come potrebbero essere morti la mamma e il figlio scomparsi e ritrovati deceduti nel messinese. Si parla di traslazione dei cadaveri da un pozzo
viviana parisi e gioele

A quasi un anno dal ritrovamento dei corpi di Viviana Parisi e del piccolo Gioele di soli 4 anni restano irrisolti i dubbi su quanto sia effettivamente accaduto a mamma e figlio nei boschi del messinese. Secondo la Procura di Patti si tratterebbe di omicidio-suicidio: la “mamma deejay” avrebbe ucciso il bimbo, per poi togliersi la vita, ma i familiari della vittima ritengono che la verità sia un’altra. Anche il criminologo Carmelo Lavorino, consulente della famiglia Mondello ritiene che questa seconda ipotesi sia la pista da seguire per scoprire la verità.

Viviana Parisi e Gioele Mondello, parla il criminologo: “Abbiamo delle prove”

È trascorso quasi un anno dal ritrovamento dei corpi senza vita della deejay Viviana Parisi e del figlio di soli 4 anni, Gioele.

I due erano scomparsi nel nulla dopo un incidente in una galleria sull’autostrada Messina-Palermo per essere poi ritrovati giorni dopo nei boschi Caronia, nel messinese. Davide Mondello, marito e padre dei due protagonisti del terribile “giallo di Caronia”, e la sua famiglia continuano a non voler credere all’ipotesi avanzata dalla Procura.

Quest’ultima ritiene infatti che Viviana avrebbe ucciso il piccolo Gioele per poi togliersi la vita.

Il criminologo Carmelo Lavorino, loro consulente, ha parlato ai microfoni del Giornale delle indagini e dei molti dubbi che ancora resterebbero irrisolti. Viviana non ha ucciso il figlio e non si è suicidata. I corpi delle vittime sono stati traslati da qualcuno e lasciati poi nel luogo in cui sono stati ritrovati. Abbiamo delle prove scientifiche ha affermato sicuro alla testata. Lavorino ha inoltre ricordato che a oggi le salme sono ancora sotto sequestro, per consentire di effettuare accertamenti tecnico-scientifici.

Il perito ha affermato di essere in attesa dei risultati delle attività info-investigative. A queste si aggiungerebbero inoltre le relazioni della procura, una serie di filmati e di fotografie. Infine vi sarebbe attesa anche per ulteriori esami sui corpi, effettuati con strumentazione laser 3D.

Il criminologo contro l’ipotesi di omicidio-suicidio: perché non sarebbe attendibile

Lavorino si è dichiarato da tempo contrario all’ipotesi che Viviana Parisi abbia ucciso suo figlio Gioele per poi togliersi la vita, che a suo avviso sarebbe completamente infondata”.

“Ci sono delle evidenze scientifiche che provano l’esatto contrario dell’ipotesi formulata dalla procura– ha spiegato- non vi è stato alcun atto aggressivo di Viviana nei confronti di Gioele, non si è verificato nessun crollo psicotico della donna”. Il criminologo ha quindi fatto luce sulle “evidenze scientifiche” citate.

“Anzitutto l’impossibilità di arrampicamento da parte di Viviana sul traliccio. La donna avrebbe incontrato moltissime difficoltà per arrampicarsi con le scarpe ginniche (o con una sola scarpa) a ‘suola non prensile’ su un traliccio di metallo rovente, scivoloso, con rovi spinosi e pungenti” ha osservato.

“È altamente improbabile – e congetturalmente illogico – che non ci siano tracce digitali (biologiche e Dna) di Viviana sul traliccio né che la vittima abbia riportato ferite (graffi o escoriazioni) al corpo mentre avrebbe tentato di arrampicarsi” ha continuato.

L’ipotesi del criminologo sulle morti di Viviana Parisi e Gioele

Dopo aver chiarito il motivo per cui non riuscirebbe a credere che Viviana Parisi si sia tolta la vita, il perito ha spiegato come ritiene che la deejay possa essere deceduta. Viviana è morta per asfissia in acqua ha dichiarato al Giornale, aggiungendo poi ulteriori dettagli.

“All’interno di un invaso nel bosco di Caronia, con le caratteristiche simili a quelle di un pozzo ha specificato.

Lavorino ha dichiarato che sarebbe invece meno certa l’ipotesi sulla tragica fine di Gioele. “La morte di entrambi si è verificata in seguito a precipitazione e successiva asfissia all’interno dell’invaso” ha osservato. “Purtroppo del bambino abbiamo pochi elementi da analizzare dal momento che è stato assaltato dagli animali selvatici” ha però aggiunto, evidenziando le difficoltà emerse nel corso delle indagini.

Il criminologo ha ancora aggiunto di essere giunto a questa conclusione osservando alcuni dettagli rinvenuti sui corpi della madre e del suo bambino. “A Viviana sono esplose due vertebre che le hanno causato la rottura del midollo: è morta subito dopo la caduta” ha riferito.

“Entrambe le vittime avevano una colorazione rosacea dei denti. Una circostanza che si verifica quando un corpo resta per svariati giorni in acqua” ha rivelato.

Vivana Parisi e Gioele: “Traslati dal luogo in cui sono precipitati”

Carmelo Lavorino ha chiarito al Giornale come a suo avviso qualcuno avrebbe trasportato i corpi di Viviana e Gioele dall’invaso al luogo del ritrovamento. “Estratti tramite l’utilizzo di uno strumento, verosimilmente un estrattore a forcipe o a uncino per maiali, sollevati dal fondo del pozzo e tirati su ha affermato. “Il corpo di Viviana – persona adulta – è stato trazionato per i capelli. E questo spiega anche le tracce sul vestiario di Viviana verosimilmente compatibili con alcune tracce sul corpo e la mancanza della ciocca di capelli strappata, rilevata in sede autoptica” ha aggiunto. “Sono stati traslati dal luogo in cui sono precipitati al di sotto del traliccio” ha concluso sicuro che quest’ipotesi corrisponda alla realtà dei fatti.

Al momento, Lavorino non si espone sulle motivazioni che avrebbero condotto a valutare l’ipotesi che i cadaveri siano stati traslati. Il perito ha ribadito di essere in attesa delle relazioni della procura. Il perito è ritornato la possibilità che una combinazione criminale sia intervenuta in “un’attività di depistaggio e messinscena, tramite una facile traslazione del corpo di Viviana sotto il traliccio con mezzi adeguati e in totale sicurezza”. Il criminologo aveva già parlato di quest’ipotesi in una precedente intervista, spiegando che si tratterebbe di un gruppo composto “da soggetti con caratteristiche di profonda conoscenza del territorio, dei sentieri, dell’orografia e degli eventi: soggetti che si muovono con sicurezza, conoscenza, padronanza e certezza dell’impunità”.

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