Sostenibilità

Venezia e l’acqua alta: il livello del mare potrebbe salire di 1,2 metri entro la fine del secolo

Uno studio ha analizzato i dati storici dell’acqua alta di Venezia. Nel peggiore degli scenari presi in esame, il MoSE arriverà ad essere attivo per quasi tutto l’anno
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L’innalzamento del livello del mare, provocato dai cambiamenti climatici, è un fenomeno che interesserà sempre più da vicino anche l’Italia. A ricordarcelo è uno studio coordinato dall’Università del Salento, Consiglio nazionale delle ricerche e Università Ca’ Foscari, secondo il quale l’aumento del livello del mare a Venezia potrebbe raggiungere un massimo di 120 centimetri entro la fine del secolo. Gestire l’impatto di questo aumento sarà decisivo non solo per la città, ma anche per le numerose attività economiche ad essa collegate.

Venezia, rischio di aumento del livello del mare fino a 1,2 metri

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Natural Hazards and Earth System Sciences, ha preso in esame i dati storici dell’acqua alta di Venezia, mettendoli in relazione con gli attuali trend climatici.

Per comprendere i possibili scenari futuri è fondamentale considerare la differenza fra la subsidenza della superficie su cui sorge la città e l’innalzamento del livello medio del mare. È questo processo che rischia di mettere in grande difficoltà la città lagunare, in cui il livello dell’acqua potrebbe crescere fra i 17 e i 120 centimetri entro il 2100.

Come ammettono gli stessi ricercatori, l’ampia forbice di valori messa in luce dallo studio è causata da un’incertezza di fondo: gli scenari di emissione dei gas serra e i processi interni al Mediterraneo, infatti, sono complessi e difficili da prevedere su archi di tempo così lunghi. In altre parole, maggiori o minori emissioni di gas serra nei decenni futuri potrebbero fare la differenza e cambiare notevolmente le prospettive di Venezia e delle altre aree costiere.

Venezia e l’acqua alta: le sfide del MoSE

La vita di Venezia, almeno nel breve e medio periodo, dipenderà dall’uso efficiente del MoSE.

Il sistema di dighe mobili, entrato in funzione la prima volta ad ottobre 2020, deve essere attivato fra le 4 e le 6 ore prima del picco massimo della marea. È per questo, sottolinea lo studio, che si dovrà arrivare a previsioni più affidabili, in grado di ridurre l’incertezza e permettere alle autorità di prendere decisioni tempestive.

I ricercatori hanno perciò analizzato vari modelli di previsione, per determinare se e quando il MoSE dovrà essere utilizzato nei prossimi anni. Nello scenario peggiore preso in considerazione, con un innalzamento consistente del livello dei mari, si potrebbe concretizzare la necessità di chiudere le barriere per quasi tutto l’anno a partire dal 2075.

Piero Lionello, professore dell’Università del Salento e uno degli principali autori dello studio, ritiene che il riscaldamento globale imporrà a tutti nuove strategie. In gioco ci sarà il futuro, anche economico, della città di Venezia e di molte altre aree del mondo: “Anche se fermassimo completamente il riscaldamento globale smettendo di utilizzare i combustibili fossili, il livello del mare continuerebbe a innalzarsi, seppur ad una velocità molto ridotta – afferma in una nota dell’Università Ca’ Foscari – Grazie a studi come questo, abbiamo le informazioni per identificare i rischi futuri per le città costiere come Venezia: anche se non sappiamo esattamente quando, gli indizi attuali indicano che dobbiamo cambiare le nostre strategie di adattamento”.

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