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Silvio Berlusconi paladino dei diritti liberali: “Sacri e inviolabili”, ma sul Ddl Zan ha alzato un muro

L'ex premier Silvio Berlusconi, in una lettera, si è detto strenuo difensore di diritti "sacri e inviolabili" che devono essere riconosciuti dallo Stato: allo stesso tempo, però, è contrario al Ddl Zan pensato apposta per garantire quegli stessi diritti
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Silvio Berlusconi si schiera dalla parte dei diritti, ma non quelli di tutti. In una lettera in cui ribadisce i valori del Partito Popolare Europeo di cui Forza Italia fa parte, l’ex premier ha sostenuto infatti la necessità di tutelare diritti e libertà dei cittadini: parole sacrosante, che tuttavia stridono con quanto sostenuto dal Cavaliere sul Ddl Zan, osteggiato a colpi di imprecisioni.

Silvio Berlusconi: “Lo Stato deve riconoscere i diritti sacri e inviolabili

Nel centrodestra italiano guidato dalla scricchiolante Lega di Matteo Salvini, Silvio Berlusconi si erge a campione del liberalismo e dei valori cristiani di una destra moderata e colloquiante: “Questi sono i valori fondativi del Partito Popolare Europeo, che siamo orgogliosi di rappresentare” ha scritto in una lettera ad Avvenire riportata in queste ore, esaltando il concetto di un’Europa “che ho sognato per generazioni: non soltanto un continente privo di conflitti […] ma una comunità di donne e uomini liberi sulla sacralità della persona“.

Il riferimento diretto è anche allo scenario afghano e alla condizione delle donne nel Paese tornato sotto il controllo talebano: “La violenza esercitata sulle donne in Afghanistan o la negazione della libertà religiosa in Cina ci riguardano quanto le ingiustizie che avvengono a casa nostra” ha detto.

Per questo, per Berlusconi: “Non si può strumentalizzare la fede cristiana piegandola a politiche o di partito. Essere liberali e cristiani per noi significa la tutela della vita in ogni sua forma e in ogni suo momento“.

Questa idea di Europa, che per il leader di Forza Italia nasce dall’incontro tra la cultura greco-romana e i valori giudaico-cristiani, dovrebbe quindi garantire un universalismo in grado di dare valore e dignità alla singola persona, al “soggetto portatore di diritti sacri e inviolabili“.

Diritti che, per sua ammissione, “non è lo Stato a concedere, ma che lo Stato ha il dovere di riconoscere e tutelare“.

Berlusconi a favore dei diritti di tutti, ma continua a ostacolare il Ddl Zan

Le parole di Berlusconi nella lettera ad Avvenire sono doverose e condivisibili, ma allargando lo sguardo sulle sue recenti dichiarazioni sul cosiddetto Ddl Zan scoprono il fianco a critiche e accuse di opportunismo politico. Perché, infatti, l’ex premier difende così a spada tratta i diritti “sacri e inviolabili” ma poi si schiera assieme ai Salvini, alle Meloni e ai Renzi quando si tratta di estendere quegli stessi diritti a cittadini al momento non tutelati dalla legge?

In un’intervista al Giornale dello scorso giugno, Berlusconi aveva dichiarato che la legge contro l’omotransfobia presentata da Alessandro Zan “non aggiunge nulla a questa tutela e porta invece con sé un grave rischio: quello di limitare la libertà di opinione“.

Nella stessa occasione, però, si era premurato di sottolineare di essere “ovviamente per l’assoluta parità fra tutti i cittadini, che sono portatori di diritti in quanto persone.

Ogni distinzione basata sugli stili di vita, sul sesso, sull’orientamento sessuale, sulle opinioni, sull’etnia di appartenenza, sulle convinzioni religiose, sulle disabilità, sulla classe sociale è assolutamente inaccettabile“. Di nuovo: parole che sanno di opportunismo politico e cerchiobottismo. La necessità di tenersi dalla parte moderata, ma anche di non perdere la base cristiana che rigetta ancora l’idea di una legge atta unicamente a impedire che crimini d’odio omotransfobico vadano impuniti.

Tra gli articoli di legge osteggiati da Salvini e per i quali è stata chiesta la rimozione ci sono il primo – che mira a punire chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione o violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, o sull’identità di genere, o sulla disabilità della vittima estendendo così la tutela della legge Mancino – e il quarto, la cosiddetta “Clausola salva idee“.

Berlusconi ignora l’articolo 4 del Ddl Zan sulla libertà d’espressione

Quando Berlusconi accusa il Ddl Zan di limitare la libertà d’opinione, ignora forse volutamente l’articolo 4 pensato appositamente per smarcarsi dagli attacchi di chi vede nella proposta di legge un “bavaglio”. La Clausola salva idee specifica infatti che “Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. In sintesi: libertà di idee ed espressione, fin quando non si traducono in violenza omotransfobica.

Non è forse anche questo un diritto sacro e inviolabile di quella parte di comunità italiana ed europea che ancora oggi subisce soprusi e violenze per la propria appartenenza sessuale o identità di genere? Dove finisce l’inviolabilità dei diritti di cui parla Berlusconi? Un confine che sembra estremamente labile e lascia fuori dall’ombrello decine di migliaia di cittadini, con buona pace della “sacralità della persona” tanto sbandierata.

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