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Referendum cannabis a rischio, l’appello di Marco Cappato a Mattarella: “Fermare il sabotaggio”

Cannabis, referendum a rischio per problemi con la certificazione delle firme digitali: l'allarme arriva dai promotori della consultazione popolare che scrivono a Sergio Mattarella
marco cappato

Referendum per la cannabis legale a rischio: l’allarme arriva dai promotori e scatta l’appello al presidente Mattarella e al Governo per evitare che la raccolta firme per la depenalizzazione – quasi 600mila in poco più di una settimana – si imbrigli nelle trame della burocrazia e sia vanificata. I promotori hanno scritto al Capo dello Stato e hanno annunciato lo sciopero della fame.

Referendum cannabis a rischio: l’appello e la lettera al presidente Mattarella

Il successo della raccolta firme per il referendum cannabis rischia di saltare.

Lo denunciano i promotori, secondo cui 1400 Comuni non hanno ancora inviato la certificazione elettorale necessaria per il deposito in Corte di Cassazione. Un passaggio necessario per validare le firme raccolte in forma digitale tramite il sistema Spid, con una scadenza ormai alle porte: il 30 settembre.

Dalla mezzanotte di domenica 26, Marco Perduca, Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni, Franco Corleone di Società della Ragione, Riccardo Magi di +Europa, Leonardo Fiorentini di Forum Droghe, Giulia Crivellini di Radicali Italiani e Antonella Soldo di Meglio Legale hanno iniziato uno sciopero della fame per farsi ascoltare e hanno inviato una lettera al presidente Sergio Mattarella.

Caro Presidente Mattarella, ci rivolgiamo a Lei, garante dei diritti fondamentali della Costituzione, perché sia impedita una violazione della volontà di 600.000 cittadine e cittadini che hanno sottoscritto una richiesta di referendum per cancellare alcune norme della legge antidroga 309/90“.

Cannabis, le parole di Marco Cappato sul rischio per il referendum

Stanno accadendo fatti di massima gravità sul piano istituzionale e costituzionale.

Neanche un quarto delle richieste di certificazione sono state evase nel termine di 48 ore previste dalla legge. Si tratta di certificati di iscrizione nelle liste elettorale che poi sarebbe dovere del Comitato promotore referendum depositare presso la Corte di Cassazione entro il 30 settembre. A queste ritmi, diventa concreto il rischio di annullare la firma di centinaia di migliaia di cittadine e cittadini italiani e dunque sabotare il referendum”. Lo ha dichiarato Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e parte del Comitato promotore del referendum Cannabis legale, che chiede un immediato intervento del Governo per scongiurare che tutto vada perso nel limbo della burocrazia.

Cappato ha sottolineato la necessità che l’esecutivo elimini “la discriminazione contro il referendum cannabis concedendo la proroga di un mese in ragione della pandemia“, oppure concedendo ai Comuni la possibilità di produrre i certificati elettorali oltre il termine di consegna delle firme.

Sui social, si moltiplicano gli appelli per evitare che il passo avanti si areni. Così Marco Cappato su Twitter: “Saremo davanti al Governo a Roma per chiedere al Presidente Draghi di fermare il sabotaggio del Referendum Cannabis a causa delle inadempienze dello Stato“.

Noi comprendiamo le difficoltà dei comuni – ha dichiarato a Huffpost Riccardo Magi, parlamentare di +Europa tra i promotori del referendum – perché molti di questi sono alle prese anche con le elezioni amministrative. Proprio per questo chiediamo al governo di inserire in un decreto la proroga al 31 ottobre per la presentazione delle firme. Solo in questo modo si potrà evitare una discriminazione tra referendum”.

La raccolta firme in poco tempo ha raggiunto un bacino di centinaia di migliaia di consensi. Segno di una svolta a cui ora, però, la morsa della burocrazia potrebbe porre un freno decisivo.

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