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Giorgia Meloni attacca Richard Gere: “In cerca di visibilità”. L’attore testimone nel processo Open Arms

Giorgia Meloni definisce Richard Gere un "attore in cerca di visibilità" per la sua testimonianza nel processo Open Arms che vede imputato Salvini per sequestro di persona
giorgia meloni e richard gere

Giorgia Meloni commenta l’ammissione di Richard Gere nel processo Open Arms che vede imputato l’alleato Matteo Salvini. La leader di Fratelli d’Italia definisce l’attore come “in cerca di visibilità“, dichiarazioni che hanno fatto scattare l’ironia in rete, data l’enorme fama e la spettacolare carriera di Richard Gere. Il protagonista di decine di pellicole entrate nella storia del cinema è anche un attivista per i diritti umani, come ha dimostrato con il suo impegno in varie cause, prima tra tutte quella per la libertà del popolo tibetano. Richard Gere si trovava a bordo della Open Arms nel 2019, quando Matteo Salvini ha “chiuso i porti” lasciando 163 persone in mare per 20 giorni.

L’ex ministro degli Interni è accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio.

Giorgia Meloni attacca Richard Gere: “Attore in cerca di visibilità”

Giorgia Meloni commenta la decisione di ammettere Richard Gere come teste nel processo Open Arms del Tribunale di Palermo che vede imputato Matteo Salvini. La principale figura dell’opposizione, in un post su Twitter, non lesina accuse all’attore: “Ma quanto può essere credibile una Nazione nella quale si consente a un attore in cerca di visibilità di testimoniare contro un ex Ministro della Repubblica deridendo le nostre Istituzioni?

Siamo veramente oltre il limite della decenza“.

Tweet di Giorgia Meloni

Parole che echeggiano quelle dello stesso Matteo Salvini, che aveva dichiarato “Non è un processo serio, proprio per la presenza di Gere tra i testimoni. Con l’attore d’altronde non scorre esattamente buon sangue: nel 2019, Richard Gere, appena sceso dalla nave di Open Arms, aveva definito Salvini in un’intervista “baby Trump” in risposta ad alcune parole del leader della Lega.

Oltre all’attore anche l’ex premier Giuseppe Conte testimonierà, con la prima udienza fissata al 17 dicembre.

Richard Gere “in cerca di visibilità”: ironia social per le parole di Giorgia Meloni

Quanto scritto da Giorgia Meloni è stato al centro di un certo dibattito social, con molti utenti che hanno sottolineato l’assurdità delle sue parole riferite a un volto tra i più celebri di Hollywood. “Io me lo immagino Richard Gere che va a cercare su Google chi c***o sia Giorgia Meloni“, commenta un utente. Il tenore è questo, con molte persone che pubblicano foto dell’attore nei suoi incontri con capi di Stato, dal Dalai Lama ad Angela Merkel.

Anche Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana, replica a quanto dichiarato dalla leader di Fratelli d’Italia: “Oggi l’on. Meloni supera ogni limite del ridicolo quando arriva ad accusare Richard Gere di essere alla ricerca della visibilità.

Ma davvero da quelle parti pensano e ci credono a queste sciocchezze?“.

Tweet di Nicola Fratoianni

La testimonianza di Richard Gere al processo Open Arms

L’attore è stato ammesso tra i teste del processo ieri, nonostante le resistenze della Procura di Palermo che ha sottolineato come la sua testimonianza non sia indispensabile.

Sull’inserimento di Richard Gere, il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi ha dichiarato che sulla “richiesta da una parte civile ricordo che un teste deve essere ammesso e sentito per fornire un contributo utile“. Il magistrato paventa una “spettacolarizzazione data dalla presenza di una star internazionale“, quando ci sarebbero “ben altri e ben più qualificati testi che possono riferire sulle condizioni complessive dell’imbarcazione, sullo stato dei naufraghi e del personale di bordo“.

Il Tribunale di Palermo è però di parere opposto, ritenendo che Gere che era sulla nave il 9 agosto 2019 “ci può riferire quali fossero le situazioni complessive a bordo“.

Open Arms, organizzazione per il soccorso in mare e parte civile nel processo, si è dichiara “soddisfatta” per l’ammissione di tutti i teste richiesti.

Tweet di Open Arms

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