Economia

In pensione a 63 anni: la proposta degli economisti per superare lo “scalone” di Quota 100

Gli economisti suggeriscono una nuova ipotesi per superare lo "scalone" di Quota 100, suggerendo il pensionamento ai 63 anni di età. Oggi Draghi incontra i sindacati.
pensione, il contratto di espansione per il dopo quota 100

Il tema pensioni continua a far discutere gli italiani. Sindacati e partiti discutono ormai da giorni di Quota 102 e Quota 104, chiedendo soluzioni alternative per superare lo “scalone” creato dalla fine di Quota 100. In questi giorni Mario Draghi è impegnato in vertici di confronto con enti e istituzioni. Intanto, si ritorna a riflettere sulla possibilità di permettere il pensionamento a 63 anni.

Pensione a 63 anni per tutti, ma con importi ridotti: la proposta per superare Quota 100

I sindacati e la Lega non approvano le proposte di Quota 102 e Quota 104, avanzate per tentare di individuare una soluzione che risolva il gap creato da Quota 100.

Ieri il leader del partito Matteo Salvini ha incontrato Mario Draghi, che oggi sarà invece impegnato nel vertice con i sindacati. Dalle pagine di Repubblica arriva la proposta avanzata dagli economisti Tito Boeri e Roberto Perotti, per superare Quota 100. Regole uguali per tutti” titola l’articolo dei due esperti, che suggeriscono l’accesso alle pensioni per chi abbia già compiuti i 63 anni di età. “Anche se comprendiamo l’esigenza politica di uscire da Quota 100 ‘gradualmente’, le misure di cui si parla in questi giorni non risolvono il problema della insostenibilità della spesa pensionisticacommentano.

“L’esperienza di Quota 100 ci indica la strada per contenere la spesa agendo sugli incentivi con regole uguali per tutti” spiegano. Con Quota 100, ricordano, sono avvenute molto meno uscite di quanto previste inizialmente. “Tutte le pensioni hanno ormai una componente calcolata col metodo contributivo e su questa quota operano riduzioni (peraltro modeste) dell’importo dell’assegno per chi vuole andare in pensione prima” aggiungono.

“Come già proposto– continuano poi –basterebbe estendere queste correzioni alla componente retributiva”. “Sarebbe un modo di anticipare l’entrata in vigore di regole sull’età di pensionamento che fra 10 anni riguarderanno tutti i lavoratori” scrivono ancora pensando ai prossimi anni. “Niente più eccezioni; regole uguali per tutti e comprensibili: chi va in pensione prima percepirà la pensione per un periodo più lungo, è dunque assolutamente ragionevole che l’importo annuale venga decurtato di conseguenza” concludono.

Pensioni: le modifiche alle norme italiane nel corso degli anni

Nell’offrire le loro riflessioni sulla situazione attuale, Boeri e Perotti hanno ricordato le modifiche alle norme sulle pensioni avvenute negli ultimi decenni.

“Per superare le pensioni d’anzianità istituite dal governo Moro nel 1965 (permettevano di andare in pensione con 35 anni di contributi a qualsiasi età)– commentano- ci sono voluti quasi 50 anni e un’altra crisi del debito”. I due economisti citano quindi l’iniziativa del governo Rumor che concesse ai dipendenti pubblici di accedere alla pensione con 15 anni di contributi.

In seguito vi fu poi il governo Amato, che nel 1992 tappò solamente parte della “voragine”, con un “innalzamento graduale dei requisiti contributivi minimi”.

Fra il 2011 e il 2020 sono state invece introdotte le “nove salvaguardie”, alle quali, ricordano gli esperti, si sono aggiunte eccezioni e misure di “tamponamento parziali”. “Nel 2019 la famosa Quota 100 ha aperto l’ennesima falla” osservano ancora. Ad avere accesso quest’iniziativa sono le classi 1957, 1958 e 1959 con almeno 38 anni di anzianità contributiva nei tre anni successiva. Ora, per evitare lo “scalone” di uscita da Quota 100, si sta pensando di “innalzare il requisito anagrafico gradualmente”.

Per il 2022 si parla infatti di 64 anni, mentre per il 2023 l’età sarà di 66 anni. Resta invece il requisito contributivo minimo di 38 anni.

I due economisti ricordano che anche con le nuove proposte numerosi lavoratori continueranno ad restare esclusi. Oltre alle persone nate in annate differenti da quelle previste dalla misura, anche le donne risulteranno penalizzate, a causa delle “carriere contributive discontinue”.

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