Cronaca dal Mondo

Salah Abdeslam alla sbarra: “Ero gentile”. L’attentatore del Bataclan a processo racconta la sua infanzia

Salah Abdeslam ha testimoniato nel processo contro di lui per gli attentati di Parigi. È l'unico sopravvissuto del commando che ha ucciso in totale 130 persone e ferendone 350
Attentato al Bataclan: inizia il processo

Salah Abdeslam ha testimoniato durante il processo per gli attentati di Parigi del 2015, noti anche come assalto del Bataclan, teatro e uno dei punti presi di mira dal commando. Il 13 novembre 2015 a Parigi sono morte in totale 130 persone (90 dentro il teatro) mentre 350 i feriti. Unico sopravvissuto del commando è Salah Abdeslam, oggi 31enne franco-marocchino a processo.

Abdeslam è detenuto a Parigi nel carcere di massima sicurezza di Fleur-Mérogis. Il processo si è aperto l’8 settembre scorso e durerà fino alla primavera. Sono almeno 1880 le parti civili coinvolte; in apertura al processo Salah Abdeslam non ha manifestato alcun segno di pentimento in merito alle sue azioni dicendo rivolgendosi al giudice: “Ci tengo, innanzitutto, a testimoniare che Allah è l’unico dio e che Maometto è il suo messaggero” e poi ancora “La mia ambizione è quella di diventare un combattente per lo Stato Islamico“.

Salah Abdeslam prende la parola al processo sull’attentato al Bataclan

Sono stato cresciuto in Belgio, ho frequentato la scuola pubblica e sono stato impregnato dei valori occidentali.

Ho amato i miei professori e sono stato cresciuto bene” è questo il racconto che Salah Abdeslam fa della sua infanzia. L’attentatore del Bataclan ha parlato con voce calma, con frasi corte alternate a lunghi momenti di silenzio. Abdeslam ha parlato del rapporto con suo fratello Brahim, anche lui membro del commando dell’attentato del 13 novembre.

“Ero un tipo gentile, calmo, servizievole” ha detto ancora per poi parlare della sua vita ora, come detenuto sorvegliato 24 ore su 24 definendola una condizione ingiusta: “Spero che non succederà anche ad altri perché è ingiusto” si legge su L’Internaute, e ancora “Se qualcuno vuole suicidarsi lo fa con o senza videocamera 24 ore su 24, io lo sopporto a fatica grazie al mio Signore ma può essere che altri non lo sopportino ed è una delle cause di suicidio.

(…) Anche io ci ho pensato per un momento (…) neanche gli animali sono trattati così“.

Salah Abdeslam riceve visite regolari da parte della madre, delle sorelle, della zia e dei fratelli una volta al mese, solo le visite degli ultimi sono più occasionali.

Il licenziamento di Salah Abdeslam

Nel suo racconto, Salah Abdeslam ha parlato anche della sua vita dopo la scuola, quando lavorava in una società di trasporti intercomunali a Bruxelles; la stessa azienda dove lavorava anche il padre.

Abdeslam ha iniziato a lavorare lì dopo aver finito la scuola a 18 anni e avendo ottenuto un diploma di elettromeccanico. “Mi occupavano della riparazione dei treni” ha raccontato, aggiungendo di aver lavorato lì un anno e mezzo. “Sono stato licenziato e sono andato in crisi“.

Gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015

Gli attentati di Parigi, ricordati più semplicemente come Bataclan, teatro dove è avvenuto un vero e proprio massacro, sono una serie di attacchi terroristici avvenuti a Parigi il 13 novembre 2015.

Un assalto di matrice islamica riconducibile allo Stato Islamico, che ha coinvolto il I, X e l’XI arrondissement e allo Stade de France, a Saint-Denis, nella regione dell’Il-de-France. Gli attentati sono stati compiuti da almeno 10 persone, sono consistiti in tre esplosioni, 6 sparatorie in luoghi pubblici compreso il teatro Bataclan.

In quell’occasione, ad attentato ancora in corso, l’allora Presidente francese Hollande ha dichiarato lo stato d’emergenza e chiuso le frontiere. Tra le vittime c’era anche la ricercatrice italiana Valeria Soresin.

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