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Vincenzo Spadafora fa coming out a Che tempo che fa per i diritti: “Chi ha un ruolo politico ha responsabilità”

Vincenzo Spadafora fa coming out a Che tempo che fa, una scelta personale e difficile per l'ex ministro che vuole testimoniare il suo impegno politico per i diritti anche a seguito del dibattito sul Ddl Zan
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Vincenzo Spadafora, ex ministro del Movimento 5 Stelle nel secondo governo Conte, fa coming out a Che tempo che fa, dove è stato ospite per presentare il suo libro, Senza riserve. Il ministro parla sul suo orientamento sessuale, spiegando che la sua è una scelta dovuta anche al modo in cui si è dibattuto e affossato il Ddl Zan nelle scorse settimane. Spadafora dichiara infatti che spesso la sua omosessualità è stata un’arma usata da avversari politici, e che in questo Paese un avanzamento culturale sul tema dei diritti è demandato anche a figure politiche con un ruolo importante come lui.

Vincenzo Spadafora fa coming out: le responsabilità della politica sui diritti

A Che tempo che fa Vincenzo Spadafora, deputato del Movimento 5 Stelle, ha deciso di rivelare il suo orientamento sessuale.

Una scelta difficile, come testimonia la grande emozione di fronte a Fabio Fazio, ma per lui dovuta, soprattutto dato il dibattito sul tema dei diritti civili a seguito dello stop al Ddl Zan.

Io penso che la vita privata delle persone debba rimanere tale“, dichiara Spadafora, “Se noi fossimo un Paese culturalmente più avanzato, soprattutto sul tema dei diritti, forse anche i dibattiti di queste settimane non li avremmo neanche affrontati.

Penso però che chi ha un ruolo pubblico, politico, come il mio in questo momento storico abbia qualche responsabilità in più“.

Le motivazioni di Spadafora: “In politica questo tema ancora utilizzato per ferire l’avversario”

La decisione di fare coming out ha diversi motivi: “Io l’ho fatto, devo dire, anche per me stesso, perché ho imparato anche molto tardi che è importante volersi bene e innanzitutto rispettarsi. Poi ci sono due motivazioni: una è molto politica, questo è un modo per me di testimoniare il mio impegno politico per tutti quelli che tutti i giorni combattono per i propri diritti e hanno meno possibilità di farlo rispetto a quante ne abbia io grazie al mio ruolo“.

Poi c’è anche un aspetto più spiacevole, ovvero che “in politica questo tema viene ancora utilizzato per ferire l’avversario politico, per quel brusio di fondo che a volte è molto squallido che ho subito anche io. Io stasera volevo spegnere questo brusio sapendo che io resto l’uomo che sono con tutto il percorso personale, complicato, che ognuno di noi fa nella sua vita per qualunque motivo.

Io spero da domani di essere considerato per quello che faccio, per come lo faccio, lo stesso uomo di sempre quale sono per la mia famiglia, per i miei amici.

Forse domani sarò solo un po’ più felice perché sarò più libero“.

L’emozione di Vincenzo Spadafora ci insegna qualcosa sui diritti in Italia

Quale impatto avrà il coming out di Spadafora è ancora presto per dirlo, ma certamente colpisce l’emozione dell’ex ministro, che ha parlato con un groppo in gola. L’ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ha dimostrato che ancora oggi in Italia parlare apertamente della propria sessualità rappresenta uno scoglio insormontabile, anche e soprattutto nella politica.

Il triste spettacolo sul Ddl Zan a cui abbiamo assistito dimostra che c’è ancora un forte pregiudizio nel nostro Paese in merito alle tematiche LGBTQ+, laddove nello stesso Parlamento l’orientamento sessuale viene usata come arma contro l’avversario. Aprire quella porta per il deputato chiaramente non è stato facile, e sicuramente fa riflettere tutti noi su quanta strada ci sia ancora da fare per abbattere pregiudizi e la cultura patriarcale che avvelena la nostra società.

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