Politica

Stop alla pubblicità sessista sulle strade: un passo avanti per i diritti civili, ma la strada è ancora lunga

Il Dl trasporti approvato al Senato ha al suo interno una norma contro la discriminazione di genere che ha scatenato la rabbia della destra. Cosa dice la norma che presto diventerà legge.
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Nel Dl infrastrutture approvato in Senato con il voto di fiducia – 190 i voti favorevoli e 34 i contrari – contiene anche un articolo contro la pubblicità sessista sulle strade: questo vieta tutte quelle pubblicità ritenute sessiste o discriminatorie che alimentano stereotipi di genere o messaggi discriminatori nei confronti delle persone omosessuali, gruppi etnici e religiosi o persone con disabilità. Finalmente uno stop necessario a tutti quei manifesti lesivi alla dignità della donna e non solo. La destra ha cercato di bloccare anche questo emendamento, come del resto è riuscita a fare appena poche settimane fa con il Ddl Zan, questa volta senza riuscire a fermare l’avanzata dei diritti.

La norma che mette fine alla pubblicità sessista sulle strade

È vietata sulle strade e sui veicoli qualsiasi forma di pubblicità il cui contenuto proponga messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso o dell’appartenenza etnica oppure discriminatori con riferimento all’orientamento sessuale, all’identità di genere o alle abilità fisiche e psichiche” è questo l’emendamento delle deputate Alessia Rotta e Raffaella Paita inserito nel Dl Infrastrutture approvato in via definitiva al Senato mettendo finalmente la parola fine a un tipo di pubblicità che non solo ha fatto il suo tempo ma che dobbiamo considerare un passaggio obbligato per procedere sulla strada dei diritti.

La lotta alla discriminazione e la reazione della destra

Dopo l’affossamento del Ddl Zan, le parole “identità di genere” e “orientamento sessuale” contenute nella normale non potevano che scatenare una certa classe politica.

Ad insorgere è proprio Fratelli d’Italia: “Il governo e la maggioranza, stanno reintroducendo furbescamente nel decreto Infrastrutture, sul quale l’esecutivo ha posto la fiducia, alcuni elementi della legge Zan contro l’omofobia, bocciata la scorsa settimana dall’aula di palazzo Madama“. Lucio Malan, senatore di Fratelli D’Italia, sottolinea: “Come è possibile che in un decreto riguardante gli investimenti e la sicurezza delle Infrastrutture, trasporti e circolazione stradale, sia stata inserita una norma ideologica, volta a limitare la libertà di espressione, con il pretesto che l’esercizio di questa libertà non può avvenire sulle strade e sui veicoli?

Una cosa assolutamente inaccettabile, introdotta di soppiatto“. Così ritiene il Senatore che pensa che pubblicità come “Fai come lei… scegli le palle giuste” sia libertà di espressione.

La strada ancora in salita dei diritti

Di tutt’altro avviso la deputata del Partito Democratico Laura Boldrini che su Facebook condivide alcuni di quei cartelloni pubblicitari (compreso quello che si citava poco sopra) che non hanno più senso di esistere: “Questi sono solo alcuni degli osceni cartelloni pubblicitari che per anni hanno campeggiato nelle strade italiane.

Una vergognosa offesa alla dignità di tutte noi, a cui finalmente abbiamo detto basta inserendo una giusta norma nel Dl Infrastrutture che vieta qualsiasi cartellone di stampo sessista in giro per le nostre città, ma interviene anche contro i messaggi pubblicitari violenti o discriminatori per l’orientamento sessuale e l’identità di genere“.

La lotta per i diritti, come si è visto anche con il Ddl Zan non è una strada in discesa, anzi. La stessa Boldrini sottolinea: “Pensate che sia stato facile raggiungere l’obiettivo?

Tutt’altro. La destra oscurantista al Senato ha tentato di bloccare anche questo provvedimento. Queste immagini chiariscono l’intento delle nostre azioni, ben lontane dal limitare la facoltà sancita dalla Costituzione di avere ognuno opinioni diverse: insultare, denigrare o in questo caso mercificare il corpo femminile non c’entra nulla con la libertà di espressione. Questa iniziativa dimostra anche che il cammino dei diritti non si è fermato, anzi prosegue con ancora maggiore determinazione“, ha concluso Laura Boldrini su Facebook.

Con il dialogo e la mediazione si può ottenere tanto. Molto orgogliosa che il mio emendamento che prevede il divieto su strada di pubblicità sessiste e discriminatorie sia diventato legge“, ha commentato anche Raffaella Paita, tra le autrici di questo emendamento, su Twitter. A ripensare con amarezza e rabbia a quanto accaduto al Ddl Zan questo è certamente un passo avanti, sperando che sia solo l’inizio.

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