Cronaca Nera

Nada Cella, minacce alla criminologa che ha fatto riaprire il caso della giovane segretaria uccisa a Chiavari

Minacce alla criminologa che ha dato impulso alla riapertura del caso di Nada Cella, la segretaria uccisa a 25 anni, nel 1996, nello studio del commercialista per cui lavorava a Chiavari
Nada Cella: minacce alla criminologa del caso

Minacce alla criminologa che ha fatto riaprire il caso Nada Cella: Antonella Pesce Delfino, secondo quanto emerso dopo il recente riavvio dell’inchiesta sul delitto, avrebbe ricevuto una serie di messaggi da parte della donna che attualmente risulterebbe indagata per l’omicidio. Annalucia Cecere, ex insegnante la cui posizione fu vagliata e archiviata poco dopo la morte della segretaria 25enne, avvenuta nel 1996, è tornata al centro delle cronache e sarebbe la mittente dei contenuti intimidatori ora confluiti agli atti.

Nada Cella, minacce alla criminologa che ha fatto riaprire il caso

Alcuni audio inviati via WhatsApp documenterebbero le minacce subite dalla criminologa che ha fatto riaprire il cold case sulla morte di Nada Cella, Antonella Pesce Delfino, durante il lavoro investigativo condotto sull’omicidio della giovane segretaria uccisa a Chiavari nel 1996.

Destinataria di intimidazioni, riferisce l’Ansa, che avrebbero come mittente la donna attualmente indagata per l’omicidio, l’ex insegnante Annalucia Cecere. Si tratta di messaggi vocali ora al vaglio della procura insieme a un’altra serie di elementi, risalenti all’estate 2019.

Omicidio Nada Cella, il contenuto degli audio ricevuti dalla criminologa che ha fatto riaprire il caso

Poco dopo la recente svolta che ha visto finire 3 nomi nel registro degli indagati, nell’alveo della riapertura dell’inchiesta sulla morte di Nada Cella, sono emersi alcuni contenuti degli audio che rappresenterebbero le minacce ricevute dalla criminologa Pesce Delfino.

Ansa ha riportato la trascrizione di alcuni dei messaggi in questione: “Senti, non fare la finta tonta eh… hai capito con me… Ora faccio riaprire il caso, stai tranquilla… anzi ho saputo adesso da Chiavari… parlato ora con la polizia di Chiavari che forse è stato già riaperto il caso, sta tranquilla… ti ci trascino per i capelli, eh?

Poi ti faccio fare le domandine, indovina indovinello.. quale zo***la è venuta a casa mia?“; “Ma dai non fare la finta tonta, str***a… ma come facevi a sapere che uscivo con (…) e di tutti i c… miei e con quello bassino con (…). Come facevi a saperlo? Hai paura, eh? Adesso son qua, non ti preoccupare“.

L’indagata, secondo quanto emerso, avrebbe pronunciato anche altre frasi all’indirizzo della criminologa: “Inizia tu a dire la verità, brutta str***a bugiarda, eh?

Che cosa sei venuta a fare oggi a casa mia, lo posso sapere? Chi ti manda? Su cosa stai indagando? Domani finisci sui giornali, ti faccio vedere io… E perché sei venuta qua ad assicurarti che io avessi solo un cane? Non ho solo quello, ne ho anche un altro che, se ti ripresenti qua, ti spappola viva… Adesso ci penso io, stai tranquilla, ora lo faccio riaprire io il caso…“.

Le nuove indagini sull’omicidio di Nada Cella

Oltre ad Annalucia Cecere, difesa dall’avvocato Giovanni Roffo, risultano indagati il commercialista Marco Soracco (datore di lavoro di Nada Cella all’epoca del delitto) e l’anziana madre dell’uomo.

Questi ultimi due, assistiti dall’avvocato Andrea Vernazza, sarebbero accusati di false dichiarazioni al pm per avere mentito sui rapporti tra il professionista e l’ex insegnante.

Secondo gli inquirenti, Cecere avrebbe agito per gelosia nei confronti di Soracco, il quale avrebbe invece nutrito un interesse per la giovane vittima. Tra gli elementi al vaglio di chi indaga, oltre allo scooter recentemente sequestrato dagli investigatori alla donna, anche alcuni bottoni – trovati all’epoca nella sua abitazione – che sarebbero identici a quello isolato isolato sulla scena del crimine.

Ho scoperto recentemente la storia delle telefonate anonime che parlavano di una certa Anna. Non so perché questo aspetto non sia stato approfondito, ma voglio fare un appello a chi fece quelle telefonate: si palesi perché io non voglio un assassino qualunque, voglio il vero assassino“. Così, riferisce ancora Ansa, la madre di Nada Cella, Silvana Smaniotto, ha lanciato un appello, attraverso la tv Primocanale, all’anonimo autore di alcune telefonate del 1996 in cui si parlava di una certa “Anna”. Una chiamata sarebbe stata fatta agli investigatori a maggio, mese del delitto, l’altra allo studio di Soracco nell’agosto successivo.

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