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Mattarella nega il bis al Quirinale ricordando Leone: “Chiese la non rieleggibilità del presidente della Repubblica”

Mattarella partecipa alla commemorazione per l'anniversario dei 20 anni dalla scomparsa di Leone e torna a parlare del secondo mandato al Quirinale, negando la possibilità
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Non ci sarà un Sergio Mattarella bis al Quirinale, un’ipotesi d’altronde più volte scartata dal presidente della Repubblica, che torna però sull’argomento durante la commemorazione per il 20esimo anniversario della scomparsa di Giovanni Leoni. Mattarella ricorda come anche l’ex capo di Stato, così come Antonio Segni, abbia negato la rieleggibilità del presidente della Repubblica, chiedendo l’abolizione del semestre bianco. In questo periodo che inizia a 6 mesi dalla scadenza del mandato, infatti, il capo dello Stato non può sciogliere le Camere, una misura adottata dall’Assemblea Costituente proprio per garantire la corretta alternanza al Quirinale.

Sergio Mattarella non vuole il bis: il ricordo di Giovanni Leone

Il presidente della Repubblica ha partecipato oggi all’incontro per il 20esimo anniversario della scomparsa di Giovanni Leone, predecessore di Mattarella dal 1971 al 1978. Nonostante abbia più volte ribadito la sua indisponibilità a tornare al Quirinale per un secondo mandato, Mattarella ha forse deciso di mandare un segnale sulla questione, ricordando come Leone chiese “di introdurre la non rieleggibilità del presidente della Repubblica, con la conseguente eliminazione del semestre bianco“.

Il presidente della Repubblica apre il suo intervento con le parole con cui Leone “si congedava dagli italiani alla vigilia del semestre bianco“, cioè “Ho servito il Paese con correttezza istituzionale e dignità morale“. Per Mattarella è l’”ennesima testimonianza, ove ce ne fosse stato bisogno, dell’altissima sensibilità istituzionale che per tutta la sua vita ne aveva ispirato le scelte“. Il capo dello Stato ricorda come Leone sia stato definito “un uomo solo“, e continua: “Forse la solitudine è coessenziale alla funzione di presidente della Repubblica.

Ma nessun uomo è solo se sceglie di mantenere la sua libertà, avendo come limite l’obbedienza alla propria coscienza“.

Elezioni del presidente della Repubblica: Mattarella sceglie la dignità

Le parole di Mattarella sono stata una risposta alle continue voci sulle elezioni del presidente della Repubblica che danno l’idea della grande dignità e del rispetto totale per l’impianto statale dell’uomo che ora occupa il Quirinale. Dall’inizio del semestre bianco lo scorso agosto, e anche da prima, con l’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi il 13 febbraio, la politica ha dato pessimo spettacolo rispetto alle capacità di generare una risposta in linea con le istituzioni democratiche italiane.

Infatti, immediatamente sono cominciate le manovre bipartisan per mantenere Draghi alla guida del governo fino al 2023 e poi trasferirlo al Quirinale per il settennato da presidente della Repubblica. Strategia nata sull’ideale del “salvatore della Patria”, frutto di una crisi partitica di lungo corso, incapace di stabile una linea indipendente o di cercare un compromesso con gli avversari in un clima avvelenato.

Il “piano” di far arrivare Draghi al Quirinale avrebbe previsto una permanenza di Mattarella fino alla scadenza della legislatura corrente, in una forzatura dei dettami costituzionali che, un uomo che ha dato prova del senso delle istituzioni più volte come il presidente, non avrebbe mai potuto accettare.

Le manovre per il prossimo presidente della Repubblica

Di fronte all’indisponibilità di Mattarella, il carosello parlamentare si è mosso in maniera che finora non ha dato segno di una chiara volontà in un senso o nell’altro.

D’altronde è noto che i nomi che circolano prima dell’apertura delle elezioni, che si terranno a febbraio 2022, sono fatti per essere bruciati.

Abbiamo avuto quindi un vociferato Romano Prodi, che ha chiarito il suo punto di vista sulla questione, e un sempreverde Silvio Berlusconi. L’ex Cavaliere in particolare sembra essere stato convinto da Giorgia Meloni e Matteo Salvini che ci sia una concreta possibilità per lui.

Poi sempre Draghi, con a quel punto uno scioglimento delle Camere anticipato, anche se il leghista Giancarlo Giorgetti si è spinto a proporre un modello quasi “assolutistico” per cui il premier continuerebbe a guidare il governo dal Quirinale, per qualche strana alchimia presidenzialistica. A quanto pare il ministro non è così affezionato alla forma di governo italiana, in cui il Parlamento svolge un ruolo, e anche centrale. In alternativa, con Draghi presidente della Repubblica, potrebbe essere il ministro dell’Economia Daniele Franco a guidare il governo a elezioni. Poi ci sono i jolly del mazzo, da Pierferdinando Casini a Giuliano Amato, fino a Marta Cartabia per assicurare una rappresentanza delle quote rosa, la cui funzione, come sempre, resta rappresentativa più che fattuale.

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