Cronaca Italia

Luca Traini, parla l’uomo che ha tentato una strage per vendicare Pamela Mastropietro: “Non sono un mostro”

Luca Traini, l'uomo che ha aperto il fuoco contro 6 persone a Macerata per vendicare Pamela Mastropietro, ha scritto una lunga lettera dal carcere.
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Luca Traini, condannato in terzo grado per la tentata strage di Macerata del febbraio 2018, ha scritto dal carcere una lunga lettera. L’uomo ha aperto il fuoco per “vendicare” la brutale morte di Pamela Mastropietro, ma dopo 4 anni di carcere torna su quei giorni e si dice cambiato, pronto a scontare la sua pena e ad uscirne come un uomo migliore.

Luca Traini, lettera dal carcere per l’uomo condannato a 12 anni

La morte di Pamela Mastropietro e la tentata strage di Luca Traini sono due fatti di cronaca che si intrecciano nei giorni tra il 29 gennaio e il 3 febbraio del 2018. La brutale uccisione della ragazza, per la quale è stata confermata la condanna in appello a Innocent Oseghale, ha portato l’allora 29enne Trani a “staccare la spina” e sparare per le strade di Macerata a sei uomini di origini africane.

Una vendetta per la quale è stato condannato a 12 anni di carcere, che sta scontando al carcere di Montacuto, Ancona. Da qui ha scritto una lunga lettera ad Adnkronos, che contiene alcuni passaggio sulla vita da recluso e quale tipo di cambiamento sia in atto dentro di lui.

Di me si potrebbe pensare chissà cosa, visto il motivo per cui sono in carcere – ha scritto – ma non sono un ‘mostro’, come mi hanno sempre descritto“.

Si definisce un Luca diverso, “che magari fa meno notizia, rispetto al ‘Lupo’, ma che comunque c’è, esiste, sta facendo il massimo per scontare il debito che ha con la società civile e si impegna nella sua sfida“.

La vita in carcere di Luca Traini, che voleva vendicare Pamela

Traini, in carcere dal 2018 dopo essersi costituito, vorrebbe che “il mondo capisse che sto facendo il massimo per scontare il debito che ho con la società civile“. Da dentro, descrive la dura vita del carcere e ammette di aver trovato iniziali difficoltà: “Il mio reato all’inizio era odioso per una larga parte della popolazione carceraria […] Con il tempo la serietà e la correttezza con cui sto affrontando la detenzione, mi ha fatto acquisire il rispetto da parte di tutti“.

In carcere ha lavorato su se stesso e sugli errori del passato, condizionati dice da “una certa ideologia che avevo e che ho manifestato in maniera folkloristicadefinita ora “un’immagine fittizia (virtuale) che mi ero creato a scudo, come un contrasto con il brutto del mondo“.

Adesso, passa il tempo tra palestra, sport, hobby quotidiani, preghiera, meditazione buddista e il lavoro. “Da più di un anno, infatti, sono aiuto-magazziniere nel carcere di Montacuto, un lavoro di responsabilità e fiducia che il governo del carcere mi ha affidato” ha scritto.

La tentata strage di Macerata: cosa è successo quel 3 febbraio

Nella lettera scritta dal carcere, Traini torna anche su quel giorno di 4 anni fa che gli ha cambiato la vita, quando ha aperto il fuoco su 6 persone solo perchè dello stesso colore dell’assassino di Pamela Mastropietro (per il quale è attesa la sentenza di Cassazione a gennaio 2022). “Sono esploso – dice – Ora, ciò che è stato mi è servito per capire dove sbagliavo nella mia vita.

Grazie a Dio non ci sono state conseguenze più gravi di quanto già non lo siano stati la sparatoria in sé e i ragazzi feriti“. Poi continua: “Mi serviva perdere la libertà, per poterne apprezzare di più il valore da recluso, per apprezzare il valore vero della famiglia“. Ad aiutarlo, anche il carcere: “Raramente riabilita, se uno non vuole, ma se uno lo vuole, come nel mio caso, si può imboccare la strada giusta“.

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