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Quirinale, si inasprisce la corsa per scegliere il successore di Mattarella. Salvini: “Draghi resti premier”

L'elezione del successore di Mattarella è alle porte e i partiti iniziano a tessere la tela per il Quirinale. In prima linea Matteo Salvini, che boccia l'ipotesi Draghi.
mario draghi e matteo salvini

Entra nel vivo la battaglia per il Quirinale, che a differenza di quanto auspicato da Sergio Mattarella, cioè che si proceda con la sua successione nel modo più istituzionalmente equilibrato possibile, si preannuncia già ora una confusionaria corsa al conteggio dei voti. L’incognita più grande rimane Mario Draghi, attuale inquilino di Palazzo Chigi che non ha mai disdegnato ufficialmente la prospettiva del trasloco sul Colle più alto. Il pressing dei partiti inizia a farsi sentire, con Matteo Salvini che apre le danze e boccia la prospettiva di un Draghi quirinalizio.

Quirinale, la successione di Draghi a Mattarella sotto attacco

Draghi o non Draghi?

Questo il dilemma con cui stanno facendo i conti i partiti in vista dell’inizio dell’elezione del presidente della Repubblica. Il presidente del Consiglio non si è espresso sulla sua possibile candidatura per succedere a Sergio Mattarella, segno, secondo gli osservatori, che non scarta l’ipotesi della scalata al Colle. Il problema è che Draghi sembra l’unica figura disponibile in grado di tenere insieme i pezzi della maggioranza, per cui la prospettiva di elezioni anticipate, che sarebbero un destino segnato nel caso si scomponga il governo, è da evitare come la peste.

In caso il premier abbandoni la nave si tornerebbe a votare e il prossimo Parlamento, grazie al taglio dei parlamentari, vedrebbe a casa molti onorevoli e senatori. Meglio dunque mantenere il premier a Palazzo Chigi a traghettare il governo fino al 2023, anche per quanto riguarda la gestione della pandemia, con Draghi campione della “normalità” ritrovata.

Salvini frena su Draghi: “Resti premier”

Ci pensa Matteo Salvini a rompere il ghiaccio e a chiarire il punto di vista del centro-destra sulla candidatura di Draghi al Quirinale. A margine dell’udienza per il processo Open Arms in cui è imputato a Palermo, commenta: “Ma come, io faccio lo sforzo enorme di governare con il Pd e lui se ne va?

Abbiamo prolungato lo stato d’emergenza fino al 31 marzo e lui se ne va?“, si chiede il leader della Lega. Salvini sottolinea anche il riconoscimento all’Italia e al governo della prestigiosa rivista: “Sono d’accordo con l’Economist: il premier deve restare dov’è“.

Salvini starebbe lavorando con gli altri leader politici, da Letta a Tajani, per iniziare a tirare fuori nomi papabili che possano essere condivisi. “Credo che fra Natale e Capodanno potrà già riunirsi il tavolo dei segretari“, dichiara, “Troveremo un nome autorevole e decideremo bene e, se non tutti insieme, a larga maggioranza“.

Toto Quirinale: i partiti fanno i conti

Se fino a poco tempo fa la possibile elezione del premier al Quirinale veniva vista di buon occhio da parte della maggioranza, come il PD, oggi sembra un po’ più remoto questo appoggio a Draghi.

Mentre per Forza Italia rimane al centro l’opzione Berlusconi come successore di Mattarella, anche se sembra più un modo per tenerlo impegnato da parte di Salvini e Meloni, dal lato opposto anche il Movimento 5 Stelle inizia a sondare il terreno.

Giuseppe Conte guarda a Enrico Letta per tentare di guidare la partita: “Non escludo un’iniziativa comune su una figura di alto profilo morale“, ha commentato il leader dei pentastellati, “Cerchiamo di raggiungere il risultato più ampio e condiviso partendo anche da affinità sperimentali. Ci confronteremo e valuteremo le modalità migliori“.

Il punto è che fino a gennaio si va avanti per lo più a tentoni. Anche perché finché lo stesso Draghi non scioglie la riserva, i partiti non possono sapere se il candidato da proporre sarà, eventualmente, per Palazzo Chigi invece che per il Colle.

E che dire dei franchi tiratori e dei Grandi Elettori del Gruppo Misto, che si agitano senza controllo o meglio sensibili alle migliori offerte? Forze difficili da prevedere si addensano intorno al Quirinale, con buona pace del contegno istituzionale nell’esercizio di una prerogativa della Repubblica parlamentare che sognava Mattarella.

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