Cronaca

Cosa bisogna fare se si è positivi o si è stati in contatto con una persona positiva: le regole

Con l'aumento dei contagi e la diffusione della variante Omicron è importante conoscere le procedure da seguire nel caso in cui si risultasse positivi al Covid oppure si scoprisse di aver avuto contatti stretti con un positivo.
Coronavirus, cosa bisogna fare se si è positivi o si è stati in contatto con una persona positiva

La stagione fredda e l’avvento delle feste hanno registrato un aumento dei contagi, complice anche la diffusione della variante Omicron. Molte persone potrebbero potenzialmente trovarsi nella situazione di essere un contatto stretto con un positivo Covid, ma che cosa significa questa dicitura? E cosa occorre fare in questo caso?

Coronavirus, cosa vuol dire essere un contatto stretto di un positivo

In seguito alla rapidità di diffusione del virus e della variante Omicron, potrebbe verificarsi più frequentemente la possibilità di aver avuto contatti stretti con una persona positiva al Covid. Si viene considerati contatti stretti quando si è in convivenza con la persona positiva, quando si è verificato un contatto fisico diretto (per esempio una stretta di mano), quando si è stati a contatto con le secrezioni della persona positiva (per esempio prendendo un suo fazzoletto usato), ma anche quando ci si è trovati a meno di 2 metri per un tempo di almeno 15 minuti dal soggetto positivo.

Si può essere considerati contatti stretti anche se sui mezzi pubblici è stata individuata una persona con il Covid: in questo caso è determinante essere stati a distanza di almeno due posti. Si è contatti stretti anche se si è stati nello stesso ambiente (aula, sala riunioni o di attesa…) di un individuo positivo senza indossare dispositivi di protezione efficaci.

Cosa bisogna fare dopo aver avuto un contatto con una persona positiva al Covid

I contatti a basso rischio sono invece tutte quelle persone che abbiano avuto un incontro diretto con il soggetto positivo, a meno di 2 metri e per meno di 15 minuti, ma anche chi abbia viaggiato o condiviso un ambiente chiuso con la persona positiva per meno di 15 minuti. In genere, dunque, si viene definiti “contatti” nel momento in cui si è stati esposti a un caso di infezione, probabile o confermato, da 48 ore prima della comparsa dei sintomi fino ai 14 giorni successivi.

In questi casi, e in particolar modo se si hanno avuto contatti stretti, bisogna avvertire il proprio medico di base. Sarà lui a rivolgersi o a fornire i contatti dell’Asl o dell’Ats competente sul territorio. L’Asl o l’Ats infine si occuperanno di disporre la quarantena e la sorveglianza.

Quanto dura la quarantena dopo un contatto con una persona positiva

Il periodo di quarantena non sarà uguale per tutti e dipende da alcuni fattori. Nel caso delle persone che scoprano di essere contatti stretti con un soggetto positivo, chi ha completato il ciclo vaccinale da almeno 14 giorni è sottoposto a una quarantena di 7 giorni.

Al termine dovrà sottoporsi a un tampone, antigenico oppure molecolare, e potrà svolgere regolarmente le proprie attività se l’esito è negativo. Se il tampone dovesse essere negativo prima del settimo giorno, non è comunque possibile interrompere la quarantena. Un contatto stretto non vaccinato invece dovrà osservare un periodo di quarantena di 10 giorni, al termine del quale dovrà effettuare il tampone. Al momento questi limiti temporali sono oggetto di discussione del Comitato Tecnico Scientifico e potrebbero essere modificati nei prossimi giorni.

Quarantena, come capire quando si può tornare a lavoro

Per quanto riguarda le persone considerate contatti a basso rischio, non è prevista alcuna quarantena, indipendentemente dal fatto che abbiano completato il ciclo vaccinale oppure no. Il periodo di quarantena si considera terminato se, nei limiti temporali di 7 o 10 giorni, ci si sottopone a un tampone negativo oppure se trascorrono 14 giorni dal contatto senza sviluppo di sintomi.

In questo caso è possibile tornare a lavoro ed effettuare spostamenti.

Se invece compaiono sintomi durante la quarantena, bisogna avvertire il Dipartimento di Sanità Pubblica in modo da ottenere l’accesso a un tampone.

Cosa fare se il tampone è positivo e che cos’è il periodo di isolamento

Se si scopre di essere positivi al Coronavirus, bisogna osservare un periodo di isolamento di 10 giorni. Se si è asintomatici, si può effettuare un tampone trascorso questo intervallo di tempo. Se invece si hanno dei sintomi, il tampone potrà essere effettuato solo dopo almeno 3 giorni dalla scomparsa dei sintomi (eccetto eventuali modifiche al gusto e all’olfatto). Il termine “isolamento” indica un periodo in cui la persona positiva sospende i contatti con il resto della cittadinanza. Si parla invece di “sorveglianza attiva” quando il sistema di sanità pubblica contatta con cadenza giornaliera la persona positiva per monitorare il suo stato di salute.

Che cos’è il “tracciamento” e perché è importante nella lotta contro il Covid

Infine, un altro termine che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi mesi è “tracciamento” o contact tracing. Si tratta delle operazioni di ricerca di tutte le persone che abbiano avuto contatti con un soggetto positivo e della loro gestione. È infatti importante individuarli così che possano osservare il periodo di isolamento o quarantena e interrompere in questo modo la diffusione del Coronavirus e delle sue varianti, in particolare la Omicron.

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