Politica

Incontro Letta-Renzi sul Quirinale: torna l’ipotesi Draghi, ma sul tavolo anche altri nomi “super partes”

Matteo Renzi ed Enrico Letta si sono incontrati per trovare una convergenza sull'elezione del presidente della Repubblica. Le condizioni sull'accordo per Draghi al Quirinale.
incontro letta renzi

Un incontro che fa tornare in mente scenari politici di ben altro tenore, quello tra Enrico Letta e Matteo Renzi, che si vedono per un faccia a faccia sulla partita del Quirinale. Mentre aumenta la confusione dei partiti in Parlamento, schiacciati dall’incertezza e dalla volontà di protagonismo di alcune parti, i due leader si siedono al tavolo per trovare un’intesa, che ci sarebbe stata. Torna in auge il nome di Mario Draghi, che Letta vorrebbe fortemente, ma ci sono altri nomi “super partes” che il segretario del PD vuole, quindi non legati al centrodestra. Continua il puzzle di veti e opportunità mentre ci si avvicina al primo giorno di elezioni per il nuovo presidente della Repubblica.

Letta e Renzi, incontro sul Quirinale: i nomi sul tavolo

Una partita difficilissima quella del Quirinale, arrivata quasi al redde rationem. Ieri l’incontro tra Enrico Letta e Matteo Renzi per sbrogliare la matassa, un faccia a faccia a Palazzo Giustiniani che sarebbe andato bene, secondo quanto detto dal segretario di Italia Viva. “Siamo abbastanza in alto mare, ma è normale“, dichiara Renzi a L’Aria che Tira, “Queste robe arrivano all’ultimo minuto. Io penso che ci sono tre o quattro ipotesi“.

L’ex premier assicura “agli italiani” che “giovedì o venerdì avremo un presidente della Repubblica“, per quanto “è complicato“.

Poi, “bisogna parlare tutti con tutti, non è un inciucio“, assicura il leader di Italia Viva, che in merito all’incontro con Letta registra convergenza sulla proposta del patto di legislatura: “Ha ragione, è un po’ la stessa cosa che dico io“, commenta Renzi, “Mettiamoci d’accordo per l’interesse del Paese, poi nel 2023 litighiamo“.

L’ipoteca su Draghi al Quirinale: patto per il governo

Torna dunque quello che è il vero ostacolo sulla strada di Draghi per ascendere al Colle: i partiti vogliono essere rassicurati sulla continuità della legislatura, ma anche riaffermare il primato della politica.

Con il premier al Quirinale e un suo “proxy” a Palazzo Chigi il controllo tecnocratico risulterebbe insopportabile per molti: “O hai uno schema dove la politica porta Draghi al Colle e Draghi garantisce dal Colle 7 anni, ma c’è un governo che ha una caratura politica, oppure c’è Draghi che resta a Palazzo Chigi e a quel punto al Colle ci va una figura che prende un consenso più ampio possibile“.

Letta: niente vantaggio al centrodestra, ma Renzi è scettico

Non ci sarebbe totale accordo sul ruolo del centrodestra.

Per il segretario PD la coalizione non avrebbe questo diritto di prelazione sul Quirinale, ma Renzi è scettico su questo: “Il centrodestra ha qualche delegato in più ed è importante. Ha dei numeri che non ha mai avuto nella storia delle elezioni del Quirinale, ma non significa che non si possa lavorare a un accordo ampio“.

Letta sarebbe più incline a trovare un accordo su un nome del proprio schieramento, in caso svanisse l’ipotesi Draghi. Le personalità che circolano sono diverse: poco probabile Amato, indigesto al Movimento 5 Stelle, ma si fanno i nomi di Severino, Belloni e l’intramontabile Casini, un jolly per ogni occasione.

Calcoli che verranno sbrogliati nei prossimi giorni, nel frattempo i nomi da impallinare non mancano.

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