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Amato sulla bocciatura della Corte Costituzionale al referendum su Eutanasia Legale: “Se lo veda il Parlamento”

Il Presidente della Corte Costituzionale ha preso la parola dopo la bocciatura dei referendum su eutanasia e cannabis legale. Spiegando il perché della decisione presa.
Amato sulla bocciatura della Corte Costituzionale al referendum su Eutanasia Legale: "Se lo veda il Parlamento"

Il Presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato ha indetto una conferenza stampa a termine della consulta sui referendum quali ad esempio Eutanasia Legale. Una bocciatura che ha aperto una grande spirale di polemiche e discussioni sul tema del fine vita che si sono succedute per tutta la giornata di oggi, mercoledì 16 febbraio.

Nel corso della conferenza stampa Amato ha anche annunciato la bocciatura al referendum sulla cannabis legale e quello sulla responsabilità diretta dei magistrati, mentre ammissibile quello relativo all’equa valutazione dei magistrati.

Giuliano Amato prende la parola sul tema dei referendum

Il referendum sull’eutanasia, desta nelle persone che leggono, che ascoltano la legittima aspettativa che si tratti di un referendum che ha ad oggetto le persone che stanno soffrendo, sono malate, quelle di cui questa corte si è occupata aprendo sulla depenalizzazione del suicidio assistito di cui questa corte ha deliberato”, ha esordito così Giuliano Amato in conferenza stampa.

“Il referendum su che cos’era? Sulle persone che, a differenza di quelle del suicidio assistito, non sono in grado di fare l’ultima mossa. È giusto dire che è inammissibile che si trovi il modo di occuparsi di loro?

no è spaventosamente ingiusto” e ancora, “Peccato che il referendum non fosse sull’eutanasia, ma su omicidio del consenziente. E che arrivare ad un voto aspettandosi che sia sull’eutanasia e che poi legittima l’omicidio del consenziente finisce per legittimare l’omicidio del consenziente ben al di là dei casi per i quali ci si aspetta che l’eutanasia possa aver luogo”.

Il problema del consenso e del rischio del creare precedenti

Sempre Amato ha detto: “Tutti i casi nei quali una persona che non è malata, che non è in condizioni di sofferenze intollerabili, per altre ragioni decide di porre fine alla sua esistenza da un consenso affidabile e credibile e trova qualcuno che sulla base di quel consenso provvede a fare un’iniezione letale casi che stanno tutti al di fuori della relazione medica della legge sulla sedazione (…) del mondo eutanasico”.

Un problema nella forma, a detta di Amato, è stato alla base della bocciatura: “Devo dire che loro si sono sforzati di sostenere che alla fin fine quello che poi si poteva arrivare era ammetterlo per quei casi, si ma non solo per quelli. (…) sono casi diversi, altro è lavorare sul malati terminale, io vi dico una cosa che non potrei dire, ma chi lo sa che presentandoci la questione non sottoforma di quesito referendario ma di questione di legittimità costituzionale del 579 com’è non sarebbe possibile trattarlo come abbiamo trattato il 580 il suicidio assistito, non lo so, ma certo questa corte il suicidio assistito, a determinate condizioni, lo ha depenalizzato.

E vi confesso che leggere o sentire che chi ha preso la decisione che abbiamo preso ieri non sa che cos’è la sofferenza mi ha ferito, ha ferito tutti noi, e ci ha ferito ingiustamente”.

Il problema è nella parola “Eutanasia”

Nel suo lungo discorso iniziale, Amato ha detto ancora: “È la parola eutanasia che ha portato tutto questo.

Il referendum era sull’omicidio del consenziente e l’omicidio del consenziente sarebbe stato lecito in casi ben più numero di quelli e ben diversi da quelli dell’eutanasia, in questo caso qualcuno ha scritto, e secondo me giustamente, insomma se lo veda il Parlamento

“Questo tema delle parole fuorvianti ce lo troviamo in parte addosso su uno dei tre referendum sui quali la decisione è arrivata la decisione oggi pomeriggio”.

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