Cronaca

Donna guarisce dall’HIV: è il primo caso al mondo con trapianto di cellule staminali dal cordone ombelicale

Dopo i pazienti di Londra e Berlino, terzo caso di guarigione dall'HIV al mondo: si tratta di una donna curata per la prima volta con cellule staminali da cordone ombelicale. Una svolta storica, ma il trattamento non è per tutti.
Donna guarisce dall'HIV: è il primo caso al mondo con trapianto di cellule staminali dal cordone ombelicale

Entusiasmanti notizie sul fronte della lotta all’HIV: una donna colpita dal virus nel 2013 risulterebbe al momento guarita. Si tratta del terzo caso conosciuto al mondo di presunta guarigione dall’HIV, ma quello della “Paziente di New York” è a suo modo un caso unico: per la prima volta il risultato è stato ottenuto tramite un trapianto di cellule staminali del cordone ombelicale. Un trattamento che, tuttavia, non può essere utilizzato su vasta scala.

La “Paziente di New York” guarita dall’HIV: prima storica volta

Formalmente, finora sono solo tre i casi conosciuti di malati di HIV, il virus responsabile dell’Aids, che sono riusciti a guarire.

Si tratta dei cosiddetti pazienti di Londra e di Berlino: in entrambi i casi, il risultato è stato ottenuto tramite trapianto di cellule staminali provenienti da midollo osseo di donatori che presentavano resistenza all’infezione da HIV. Nel caso della “Paziente di New York”, invece, le cose sono molto diverse.

La donna in questione, si apprende dalla CNN, sarebbe di razza mista – un dettaglio importante, perchè la mutazione alla base del trapianto è stata trovata soprattutto nella popolazione nord europea, fattore che limita le possibilità di trapianto ad altre razze.

Dopo aver contratto l’HIV nel 2013, l’infezione si è evoluta in una leucemia mieloide acuta nel 2017. Questo è l’anno in cui si è deciso di tentare un diverso tipo di trapianto, a base di sangue cordonale.

Il trapianto con cellule del cordone ombelicale ha guarito una donna dall’HIV

Il procedimento, illustrato il 15 febbraio durante la Conferenza sui retrovirus e le infezioni opportunistiche in corso a Denver, inizia con una massiccia dose di chemioterapia: l’obiettivo è stato quello di distruggere prima le cellule del sangue della Paziente di New York, rimpiazzate poi tramite un trapianto di cellule staminali ricevute da un membro della sua famiglia compatibile per la donazione.

Non ci si è fermati qui, però: a questo punto, la donna ha ricevuto altre cellule staminali, provenienti dal sangue del cordone ombelicale di un neonato non imparentato con la paziente. Anche in questo caso, era presente la mutazione fondamentale che rende le cellule resistenti all’HIV.

Da allora, riporta la CNN, la paziente ha smesso di prendere le medicine per il trattamento anti-retrovirale contro l’HIV e lo stesso virus non sarebbe stato rintracciato nel suo corpo negli ultimi 14 mesi.

Un risultato storico, tuttavia da prendere con cautela: non è escluso infatti che il virus possa essersi annidato in parti non rilevabili e che possa ripresentarsi, ma anche se la donna fosse completamente guarita la terapia usata non sarebbe applicabile a molti altri pazienti.

I vantaggi del trapianto con cellule di cordone ombelicale

Da un lato, ci sono i vantaggi del nuovo trattamento: secondo quanto riportato, il trapianto con cellule staminali provenienti da sangue cordonale offrirebbe molte più chance di successo rispetto a quello con midollo osseo, che potrebbe essere rigettato dal ricevente.

Inoltre, sottolinea il Dr. Marshall Glesby – parte del team di ricerca della paziente di New York alla CNN – questo tipo di sangue cordonale è preso da un deposito nazionale che permette di identificare rapidamente il sangue che presenta la mutazione resistente al virus.

Dall’altro, gli esperti mettono le mani avanti: questo tipo di trattamento, infatti, è valido solo per una piccola parte di persone con HIV. Circa 50 persone l’anno, secondo quanto afferma la Dr.ssa Yvonne Bryson alla CNN. Condizione fondamentale, infatti, è che il paziente abbia anche un tipo di cancro al sangue tale da rendere necessario un trapianto: altrimenti, la procedura sarebbe fatale per almeno il 20% dei soggetti.

Serve quindi cautela: il caso della paziente di New York è importante per la ricerca, ma non si è ancora vicini ad una soluzione “definitiva”.

HIV e malati di Aids in Italia: i dati aggiornati su incidenza e trasmissione

La notizia arriva due mesi dopo la Giornata mondiale contro l’AIDS del 1 dicembre. Un’occasione per fare il punto su quanto il virus e la malattia condizioni anche il nostro Paese. I dati relativi a nuove diagnosi di infezione da HIV sono aggiornati al 31 dicembre 2020: quell’anno, sono stati registrati 1.303 nuovi casi, per un’incidenza pari a 2,2 nuove diagnosi ogni 100.000 abitanti, meno della media di 3,3 dell’Unione Europea.

I dati del 2020 hanno evidenziato che l’incidenza è più elevata nella fascia 25-29 anni e che la modalità di trasmissione più frequente è ancora attribuita a rapporti tra uomini, rispetto a quelli eterosessuali. Dal 2016 invece si è rilevata una diminuzione dei nuovi casi negli stranieri e in generale dal 2018 una diminuzione dei casi per tutte le modalità di trasmissione. Infine, nel 2020 il 33% dei casi italiani sono emersi a causa della presenza di sintomi correlati all’immunodeficienza. Diverso il caso dell’Aids: nel 2020 sono stati 352 i nuovi casi rilevati, l’80% dei quali scoperti in persone positive all’HIV nei 6 mesi precedenti. I decessi, invece, si attestano stabili sui 500 casi l’anno.

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