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L’Italia aggiorna il piano di sicurezza nucleare dopo 12 anni: cosa succederebbe in caso di emergenza

Nei giorni in cui il tema nucleare è tornato caldissimo, il Governo ha messo mano al piano italiano in caso di disastri sul territorio nazionale ed europeo: cosa bisognerà fare secondo la Protezione Civile.
L'Italia aggiorna il piano di sicurezza nucleare dopo 12 anni: cosa succederebbe in caso di emergenza

Gli ultimi giorni di guerra in Ucraina e la presa russa delle centrali di Chernobyl e Zaporizhzhia hanno inevitabilmente alzato il livello di allarme su possibili incidenti nucleari nel cuore dell’Europa. Anche per questo, il Governo ha aggiornato il piano italiano di sicurezza nucleare: cosa bisognerebbe fare in caso di di pericolo, le tre fasi previste.

Il piano della Protezione Civile in caso di incidente nucleare

L’Italia rimette mano ad un altro piano strategico fondamentale per gestire il Paese e mettere al sicuro la popolazione in caso di disastro: mentre la Finanza indaga sul mancato aggiornamento di quello pandemico, criticità emersa nel pieno dell’emergenza Covid-19, in queste ore è stata diffusa la bozza di decreto sul piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari.

Ad occuparsene è il Dipartimento della Protezione Civile che fa capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri: il piano è stato aggiornato per la prima volta dopo 12 anni e molto è dovuto agli allarmi che arrivano dall’Ucraina. La presa russa della centrale di Zaporizhzhia – dalla quale non verrebbero più trasmessi dati all’AIEA, riferisce la stessa Agenzia – e di Chernobyl hanno alzato il livello d’allerta.

Se dovesse malauguratamente verificarsi un incidente, in Italia si attiverebbero alcune misure di emergenza, diverse a seconda se l’impianto nucleare interessato sia posto a duecento chilometri dai confini nazionali, oltre quella distanza o in territorio extraeuropeo. Il piano, riporta Il Sole 24 Ore, verrà discusso giovedì 10 marzo con al Conferenza Unificata.

Chiusi in casa e iodioprofilassi: cosa succede in caso di disastro nucleare

Nello specifico secondo la bozza firmata dal capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, e riportata dal quotidiano, in caso di incidente in impianti nucleari una delle prime misure a scattare sarebbe quella del riparo al chiuso.

A comunicarla sarà proprio la Protezione Civile e “consiste nell’indicazione alla popolazione di restare nelle abitazioni, con porte e finestre chiuse e i sistemi di ventilazione o condizionamento spenti, per brevi periodi di tempo, di norma poche ore, con un limite massimo ragionevolmente posto a due giorni“. Verrebbe inoltre disposto un blocco al consumo di alimenti e mangimi prodotti localmente, come verdure, frutta, carne e latte.

oltre ad un blocco della circolazione stradale e “misure a tutela del patrimonio agricolo e zootecnico“.

Subentrerebbe poi la necessità di dare il via ad una iodioprofilassi su alcune fasce della popolazione, “una efficace misura di intervento per la protezione della tiroide, inibendo o riducendo l’assorbimento di iodio radioattivo“. I gruppi sensibili della popolazione sarebbero quelli delle classi di età 0-17, 18-40 e donne in stato di gravidanza e allattamento. Nello specifico, il piano prevede la somministrazione di iodio stabile “meno di 24 ore prima e fino a due ore dopo l’inizio previsto dell’esposizione“; iodio che, riporta la bozza, è consigliabile somministrare fino a 8 ore dopo l’esposizione ma assolutamente non dopo 24 ore, “può causare più danni che benefici” perché prolungherebbe l’emivita biologica delle radiazioni nella tiroide.

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