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Russia a rischio default: che cosa vuol dire e quali conseguenze avrebbe il fallimento di Mosca

La Russia sembra sempre più prossima al rischio di default: che cos'è il fallimento di uno Stato e quali potrebbero essere le conseguenze sull'Italia e sull'Europa.
Russia a rischio default: che cosa vuol dire e quali conseguenze avrebbe il fallimento di Mosca

Le ultime ore sono caratterizzate dal rischio concreto di default per la Russia. Cosa comporta il fallimento di uno Stato e quali conseguenze potrebbe avere il fallimento della Russia.

Default della Russia: cosa comporta la declassificazione di Fitch

Il pericolo di fallimento si è concretizzato nel momento in cui l’agenzia di rating Fitch ha classificato la Russia con la lettera C, cioè a rischio di “default imminente”. È il secondo declassamento in appena 6 giorni. Dalla lettera B, dunque, la Russia è crollata alla C, una caduta di ben 6 livelli di rating che la porta a un passo dalla famigerata lettera D che indica uno Stato in bancarotta.

La classificazione dall’agenzia Fitch ha tenuto conto del fatto che la Russia abbia accumulato debiti per 49.000.000.000$, di cui una parte è anche in euro, e abbia un debito in obbligazioni di società russe per oltre 200.000.000.000$. Se la Russia non dovesse riuscire a saldare questi debiti, sarebbero coinvolti anche i grandi gruppi a partecipazione pubblica: un esempio sono Gazprom e Rosneft, le aziende statali attive nel settore del gas e del petrolio.

Quali sono i fattori che potrebbero portare al fallimento della Russia

Sono diversi i fattori che potrebbero ostacolare la Russia nell’assolvere i propri debiti.

Il primo sono le sanzioni disposte da NATO, Unione Europea e numerosi altri Paesi. Il secondo è la svalutazione del rublo, la moneta russa che si sta deprezzando molto rapidamente. In data 5 marzo, il presidente russo Putin ha stabilito per Decreto che i pagamenti con gli obbligazionisti esteri possono essere saldati soltanto in rubli, nonostante numerosi contratti stipulati con i creditori prevedano un’altra valuta, per esempio l’euro o il dollaro. Al momento, metà delle obbligazioni sovrane russe sono in mano a investitori stranieri.

La prima data che potrebbe decidere della sorte della Russia è il 16 marzo, giorno in cui la Russia dovrà saldare i primi debiti per 107.000.000$. Potrebbe essere disposta però una proroga al 15 aprile, prevista per le cedole dovute sulle obbligazioni in dollari che scadranno nel 2023 e nel 2043.

Cosa succederebbe in caso di fallimento della Russia e le conseguenze per l’Europa

Se la Russia dovesse tornare in default, come era accaduto già nel 1998, subirebbe l’esclusione dal mercato estero sia a livello commerciale sia finanziario. Lo Stato dovrebbe quindi procedere a rinegoziare i contratti con i creditori.

Da parte degli obbligazionisti potrebbe arrivare la decisione di citare in giudizio la Russia oppure di pignorare le attività russe che si trovano all’estero. L’eventuale isolamento economico potrebbe convincere investitori e aziende stranieri ad abbandonare il Paese, e potrebbe provocare anche la fuga all’estero di capitali russi, incluso il capitale umano di talenti e lavoratori. La differenza più grande tra il default del 1998 e quello che si prospetta nel prossimo futuro è rappresentata dall’aiuto che il Fondo Monetario Internazionale aveva offerto alla Russia a luglio 1998.

All’epoca, la Russia era stata insolvente per 40 miliardi di debiti. Ora, la comunità internazionale si sta schierando con l’Ucraina imponendo sanzioni sempre più pesanti a Mosca, e d’altra parte non sembra probabile che la Russia possa chiedere aiuto. A questo punto, Mosca potrebbe decidere di spingere l’Europa a contrattare privandola delle forniture energetiche e di gas naturale.

Il cauto ottimismo delle borse per l’incontro tra Russia e Ucraina

L’incontro in Turchia tra i Ministri degli Esteri di Russia e Ucraina al momento hanno provocato un rialzo delle borse europee, forse nella speranza di una soluzione del conflitto scoppiato il 22 febbraio in Ucraina.

Nei giorni scorsi, invece, le sanzioni contro la Russia hanno visto Biden interrompere le importazioni di gas e petrolio russo, mentre Eni ha bloccato la stipula di nuovi contratti con Rosneft per l’approvvigionamento di greggio e prodotti petroliferi. Nell’ultima settimana la svalutazione del rublo ha provocato un aumento dell’inflazione pari al 2,2%, portandola così al 9,15% a febbraio. Si tratta del livello più alto degli ultimi 7 anni. Per prepararsi a un eventuale contromossa della Russia, l’Europa e l’Italia sono al lavoro per slegarsi gradualmente dalla dipendenza del gas in arrivo da Mosca. 

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